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Marcello Fonte: “Apriamo le nostre menti al progresso del fare insieme”

31 Maggio 2018
in Primo piano, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Marcello Fonte attore

di Grazia Candido – Parola d’ordine è “fare”. Fare per la gente, per la Calabria, per la cultura, per l’arte. Usa spesso questo verbo l’attore reggino Marcello Fonte, vincitore della Palma d’oro all’ultimo festival di Cannes come miglior attore per “Dogman” di Matteo Garrone, proiettato al cinema “Aurora” ieri sera. Marcello non ha perso la sua vera ricchezza, la semplicità, e immerso dal calore della sua gente, quelle stesse persone che lo hanno incoraggiato a non mollare e a superare tanti momenti belli e brutti tra le vie del quartiere di Archi, tra una foto e una battuta, insieme alla sua mamma, “respira l’aria di casa”.
“Sono sempre alto 1,50 metri con o senza premio – scherza subito Fonte – Fare l’attore è un mestiere, se incontri uno che non sa fare il suo lavoro ti rovina, rovina prima se stesso e poi gli altri. L’attore ha una grande responsabilità: non solo deve interpretare il ruolo che gli affidano ma deve capire il peso che hanno le sue parole. L’attore è come il cameriere: è al servizio delle persone, serve le portate che il cuoco-regista cucina e deve essere bravo a servirle. Deve saper portare le parole che gli danno, che gli affidano, deve saper indossare il vestito del personaggio che interpreta”.
Il protagonista di “Dogman” parla del regista Garrone definendolo “un cuoco eccellente, un grande e leale mister, una persona umile che chiede il massimo e non si accontenta mai”.
“Da lui puoi solo imparare – continua Marcello guardando tra una domanda e l’altra, la sua mamma seduta in platea – Il premio di Cannes non ti cambia la vita, la soddisfazione ce l’hai quando sai di aver fatto un buon lavoro. Dicono che sono un esempio per tanti giovani ma, credetemi, mi stanno mettendo addosso una responsabilità incredibile. Voglio vedere se quando presenterò un progetto qualcuno mi darà ascolto veramente. Non possiamo parlare di esempio quando noi stessi non lo siamo per gli altri, per i giovani – tuona l’attore – Non si parla più di problemi atavici: mia mamma ha 80 anni e ancora oggi, si deve fare 5 piani a piedi e portare i bidoni dell’acqua. Io abito a Roma ma quando la sento al telefono e mi racconta la fatica che fa per non avere l’acqua in casa, vorrei tornare qui per portarle sopra almeno i bidoni”.
Marcello ha sempre nel cuore la sua terra, i suoi amici, i suoi cari e non accetta che “esistano ancora queste realtà. Non mi sembra una cosa dignitosa per nessun essere umano. Il mio personaggio, un assassino dal cuore gentile, parla proprio della dignità dell’uomo. Quando gli calpestano la dignità diventa cattivo perché viene umiliato davanti alla figlia”.
Gli occhi grandi di Marcello, puri, sinceri rispecchiano l’animo di quel bambino che suonava il tamburo nella banda del suo paese e che “non vuole vedere più la sua gente arrangiarsi, non essere considerata, rispettata”.
“Si potrebbe tutto risolvere in breve tempo. Non capisco i ritmi lenti – continua Fonte – Il cinema, l’arte possono dare un contributo a sanare determinate situazioni locali ma se non facciamo rete, se non lavoriamo tutti insieme, i problemi veri non saranno mai risolti. Tutti devono avere la dignità di vivere e non di sopravvivere e basta, di lavorare per vivere e non viceversa. Qui ho lavorato da quando avevo 10 anni, ho fatto il fruttivendolo, il macellaio, ho portato sempre i soldi a casa. Sono andato via da Reggio perché mi piaceva il cinema, ho seguito il mio sogno ma nel mio cuore c’è la Calabria. Dobbiamo avere cura di questa splendida città, Reggio resta ai nostri figli. Lasciamogli un mondo migliore iniziando ad essere ciascuno di noi un esempio. Non troviamo sempre scuse, se si vuole le cose si fanno. Noi abbiamo fatto le prove del film con un cellulare in 4 metri quadrati e guarda un po’ che è uscito. Reggio è piena di poesia ma bisogna aiutarsi a vicenda e creare cose belle. Ci sono tanti spazi abbandonati, diamoli in uso a chi vuole studiare, a chi vuole fare teatro perché il teatro ti salva la vita, l’anima, ti guarisce, ti cura. A me ha curato tante cose che avevo dentro. Apriamo i cinema e i teatri invece di chiuderli. Apriamo le nostre menti al progresso del fare insieme”.

Tags: attorefilm DogmanMarcello Fonte
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