di Grazia Candido – “Utilizzavano modalità spregiudicate, tecniche di soppressione brutali, veramente riprovevoli. I capi catturati, quelli non pregiati, venivano manualmente uccisi in maniera raccapricciante”.
Così il neo procuratore Giovanni Bombardieri spiega il modus operandi dell’organizzazione dedita alla cattura ed al commercio, su territorio nazionale e all’estero, di avifauna selvatica protetta e particolarmente protetta dalla Convenzione di Berna.
Tutti i dettagli dell’operazione “Free Wildlife” condotta dai Carabinieri Forestali del Raggruppamento CITES, con il coordinamento della Procura di Reggio Calabria, sono stati sciorinati questa mattina presso il comando provinciale dei carabinieri retto dal Colonnello Comandante Giuseppe Battaglia, dal Procuratori Bombardieri che mette subito in evidenza come “l’indagine, sviluppatasi in un ampio arco temporale, è stata sinergicamente diretta dal Sostituto Procuratore Roberto Di Palma e coordinata dal Procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni”.
Le otto persone, soggette a custodia cautelare, sono indiziate per il reato di associazione per delinquere e per essersi stabilmente associati allo scopo di commettere una serie indeterminata di reati ma anche, per reati di uccisione e maltrattamento animali e per aver con crudeltà e senza necessità, sottoposto gli animali oggetto di compravendita a sevizie, comportamenti insopportabili per le loro condizioni etologiche e, in alcuni casi, ne hanno provocato la morte.
“Le indagini hanno accertato che i bracconieri dediti alla cattura indiscriminata di migliaia di volatili in aree boschive della Calabria, avevano organizzato una filiera illegale per il libero commercio degli esemplari vivi, venduti in Italia e all’Estero, sviluppando anche autonomi canali di distribuzione di uccellagione morta destinata ai ristoranti del Nord Italia, in particolare, nelle regione del Veneto e della Lombardia – afferma il procuratore Bombardieri – Non si è trattato del singolo episodio di bracconaggio ma di intensa attività di un gruppo di persone, una vera e propria organizzazione criminale, con proiezione transnazionale, che prevedeva sia una fase di raccolta degli animali che di smistamento di questi. Solo nel 2016, sono stati posti sotto sequestro circa 13 mila esemplari di avifauna protetta, viva e morta, e il volume d’affari generato sul mercato dall’attività criminosa per gli esemplari posti in commercio, è di circa un milione di euro annui”.
“Non era un’organizzazione sporadica ma piramidale con un capo che attribuiva mansioni ad associati ed individuava le zone di catture – ci tiene a precisarlo il capitano Claudio Marrucci – L’associazione si muoveva sul territorio regionale per soddisfare l’esigenza della domanda del mercato e negli anni, ha creato una rete vasta di compratori. Malta rappresentava e rappresenta una delle mete privilegiate per questo tipo di attività illecita e l’investigazione ha svelato un flusso continuo di esemplari vivi a favore di questo Stato attraverso il porto di Pozzallo in Sicilia che fungeva da collettore con Malta – aggiunge ancora – Gli associati raccoglievano questa fauna selvatica anche a livello regionale e trasportavano con mezzi propri gli animali a Pozzallo per poi trasportarli in maniera criptica nel territorio maltese. Questa illecita attività ha comportato non solo un danno all’ambiente ma continui maltrattamenti ad animali che subivano sevizie manuali e con l’utilizzo di particolari strumenti e reti”.
A tracciare la linea di traffico che portava lo smistamento degli animali dalla Calabria alle altre regioni del Nord Italia, ci pensa il Colonnello Giorgio Maria Borrelli: “I carabinieri forestali hanno scoperto che, dalla Calabria verso il mercato della ristorazione in Italia, con particolare riferimento alle regioni del Veneto e della Lombardia, ci sono dei piatti tipici come la polenta con osei, il famoso spiedo con gli uccelli, molto costosi e richiesti dai clienti. L’associazione criminale ha adottato una metodologia astuta sempre al fine di eludere i controlli delle forze di polizia producendo degli ingenti guadagni, non solo per se stessa ma generando un guadagno ulteriore a cascata: in un ristorante, un piatto di beccacia costa 60, 70 euro e una cena di cacciagione può costare al cliente 150 euro. Insomma, un’organizzazione redditizia che ha investito ingenti somme di denaro ma, alla fine, ha aumentato i guadagni utilizzando strumenti più raffinati”.





