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    Teo Teocoli al Cilea (4)

    Reggio Calabria – Teo Teocoli si racconta e sprona i cittadini: “Amate questa città”

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Il suo è un incredibile e divertente viaggio nella tv impreziosito da racconti e aneddoti che riportano in scena al teatro “Cilea” personaggi come Adriano Celentano, Maurizio Costanzo, Felice Caccamo, Cesare Maldini, Peppino di Capri, Albano e tanti altri.
    In “Tutto Teo” il comico di Taranto ma milanese d’adozione, Teo Teocoli, evento organizzato dalla NovaStar Italia di Mimmo Porcino, sono tanti i cavalli di battaglia di uno degli artisti più rappresentativi della comicità Made in Italy. Quello proposto ieri sera, è un cabaret di qualità all’interno del quale Teocoli ripercorre senza sosta le gag più divertenti, le sue più geniali imitazioni e quella adolescenza passata a Reggio Calabria.
    “Ma la Reggina che fine ha fatto? – domanda subito Teo – Reggio era una piazza caldissima, importante, battevamo il Catanzaro, il Crotone. Questa è la mia città anche se sono nato a Taranto, papà era in Marina lì, a due mesi, mi portò a Reggio dove rimasi sino ai 4 anni. Abitavo al Rione Marconi di sotto perché, voi dovete sapere, quello di sopra sembrava l’Africa: erano tutti scuri. Mi ricordo che alle 5 del pomeriggio toglievano l’acqua ed era una tragedia”.
    Il pubblico lo interrompe urlando “anche ora” e lui ironizzando controbatte: “che bello, allora le cose non sono per nulla cambiate”.
    Teo ricorda con affetto nonna Mica, una “donna devota alla famiglia ma con un dente solo lungo sino al collo” e l’unione e il rispetto che c’era tra i cittadini.
    “Partito per Milano le cose cambiarono – continua il suo racconto Teo – Faceva sempre freddo, non mi piaceva andare a scuola, volevo cantare e soprattutto, non capivo quella lingua strana. Dopo che mi bocciarono, i miei genitori si convinsero che davvero volevo fare il cantante e iniziai ad esibirmi nei locali milanesi”.
    Come un treno in corsa, Teo racconta i suoi esordi con il suo complesso “I Demoniaci” e con “I Quelli” (la futura Premiata Forneria Marconi) che abbandonò nel 1967 dopo aver ottenuto il grande successo con “Una bambolina che fa no no no”. Accetta l’offerta della casa discografica Clan Celentano di formare un nuovo complesso creato su di lui e denominato “Teo e le vittime”, con cui incide altri 45 giri.
    Con nostalgia e un pizzico di amarezza, l’artista ricorda il forte legame con Enzo Iannacci e quel bellissimo periodo in televisione dove i suoi personaggi Cesare Maldini, Adriano Celentano e il grande Caccamo, giornalista sportivo napoletano, erano i pilastri dei suoi programmi a Mediaset. La sua duttilità verbale e la capacità di adattare il testo alla situazione contingente denotano intelligenza, buon gusto ed eleganza di un grande “animale” da palcoscenico che, nonostante i suoi 73 anni, riesce ancora a tenere “inchiodati” alle poltrone, per oltre due ore, gli spettatori con le sue indiscutibili doti canore, l’esperienza di un maestro d’improvvisazione e le irripetibili imitazioni che colpiscono e, a volte, “feriscono” dolcemente i cuori.
    Sul palco, due bravissimi musicisti Katia e Giulio lo accompagnano con voce e chitarra nei suoi siparietti e nell’omaggio a Pino Daniele con “Quando” la commozione tocca l’apice aprendo “violentemente” quel cassetto di ricordi di un tempo che non tornerà più.
    Il pubblico è letteralmente trascinato dai racconti di Felice Caccamo che parla rapidamente di “Pesaola e Bruscolotti” nella sua preziosa giacca azzurro Napoli per poi arrivare anche ad un contatto con l’aldilà ed una voce quella di “Cesarone” Maldini ed il suo inconfondibile “Vai vai vai, Paolino!” che strappa una risata e un lungo applauso.
    “Oggi sono passato da Sbarre centrali ma la strada era interrotta – aggiunge Teo prima di congedarsi – Volevo vedere i luoghi dove sono cresciuto ma anche stavolta non è stato possibile. Ho il ricordo di una Reggio molto povera ma bella, una Reggio che sapeva risollevarsi e che con poco, sapeva vivere. Oggi si ha tanto e non lo si sa sfruttare. Amate questa città ma soprattutto, amatevi”.