di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Una Carmen dal tono deciso e sicuro fa sognare il teatro “Francesco Cilea”. Per il penultimo appuntamento de “Le maschere e i volti”, kermesse organizzata dalla Polis Cultura, il balletto in due atti realizzato dalla compagnia “Balletto del Sud”, oggi una delle più apprezzate nel panorama nazionale, registra un meritato sold-out consacrando il successo di una stagione teatrale che premia il suo patron Lillo Chilà.
Un tessuto musicale composito ma studiato minuziosamente per favorire una azione coreografica intensa, con una costante “narratività” diretta e mai fine a se stessa. Qualità fondamentale del coreografo Fredy Franzutti è quella di saper fondere con mirabile equilibrio la matrice accademica con gli spunti di modernità intelligentemente soppesati ed impiegati, e nel caso specifico, anche con quel pizzico di folk che, però, non scade mai nell’oleografico, si pensi alla trascinante “farandola” o agli appassionati “passi a due”.
Nei panni di una sensuale e maliziosa Carmen, la bravissima ballerina Nuria Salado Fustè protagonista di un “racconto” in cui si coniugano musica e danza come parti indissolubili di un’unica opera, impresa tanto più complessa se pensiamo che tali musiche non furono composte, come in altri casi, in funzione della danza.
Il coreografo pone l’eterna vicenda passionale sotto l’egida inaffidabile e simbolica del destino, sostenuto dalla superstizione e dai dettami di una passione divorante. Un destino che incombe greve e funesto su Don José interpretato con raffinata sensibilità da Carlos Montalvan Tovar, sul torero Escamillo di Tsetso Ivanov, sui gitani, ma soprattutto su Carmen che rivendica il diritto a una vita vera e libera al riparo da codici e compromessi.
La versione di Fredy Franzutti si legge come un affresco carico di vitalità, aneddotico e pittoresco ed è lo stesso coreografo, prima dello spettacolo, a mettere in evidenza il successo dell’opera realizzata “da una grande famiglia”.
“Carmen è arrivata a 135 repliche, abbiamo girato tutta l’Europa ed è stata una vera sfida per l’allestimento, per la scena, per l’orchestra dal vivo – afferma Franzutti – Ricreare su un palcoscenico un luogo fantastico tra Parigi e Siviglia non è semplice. Carmen è un’eroina che muore per i suoi ideali, è il simbolo della libertà e lotta per questa contro un regime forte. E’ una lavoratrice ma anche una vera rivoluzionaria e si adopera per mantenere l’indipendenza personale e del suo popolo. La forza di questo spettacolo è che cade nell’immaginario pregresso di ognuno di noi, non delude le aspettative e lascia quel sapore etnico quasi nostalgico ma brillante che caratterizza la Spagna, la passione amorosa. Non è una Carmen spoglia ma iper-strutturata di guizzi creati legati alla tradizione spagnola”.
Lo spettacolo è apprezzato dal pubblico del “Cilea” e lo dimostrano i calorosi consensi a scena aperta proseguiti anche al chiudersi del sipario che rinfrancano Franzutti abile ancora una volta, a raccontare una storia ricca di pathos ed efficace che mette in luce i pregi di una eccellente compagnia di danza.









