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Reggio Calabria – Il fenomeno Brunori Sas ammalia il teatro “Cilea”

24 Marzo 2018
in In evidenza, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Brunori Sas (3)

di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Non c’è niente di più difficile che spogliarsi e mettersi a nudo difronte alla realtà quotidiana. Dario Brunori lo fa con estrema semplicità e, nonostante, affermi “in tutto questo dolore io canto un mondo che non c’è”, la sua non è una fuga dalla realtà ma una perfetta descrizione di quello che ci circonda.
Al “Cilea” ieri sera, tutto esaurito per “Canzoni e monologhi – Brunori a teatro”, nuovo tour che vede l’artista calabrese esibirsi all’interno dei teatri delle principali città italiane, evento organizzato dalla Esse Concerti Srl di Tonino e Salvatore Scordo. Quello del cantautore cosentino Dario Brunori non è solo un concerto ma un coinvolgente viaggio fatto di incontri, luoghi, parole e musica.
Sul palco, Brunori non lascia vuoti, tra una canzone e l’altra, trova il tempo anche per scherzare con il suo pubblico dietro una barba ispida ed un paio di occhi buoni. Monologhi e dialoghi servono a spianare la strada ai suoi testi che percorrono le vie della vita. Dario ha una grande abilità: ogni sua canzone riesce a trovare il senso di un discorso ed un discorso quello di una canzone. E ne viene fuori un “viaggio esistenziale” profondo, introspettivo e duro nel quale Brunori si prende in giro e prende in giro il pubblico, in modo che ogni nota toccata sia vestita di gentilezza, di ironia e di scoppi di risate.
Tra giochi di luci e parole, scorrono due ore scolpite dalla voce di un grande artista che non sale su un piedistallo ma ti si siede di fianco e, insieme, ti porta con sé. Il successo non scalfisce Dario anzi rafforza la sua ironia, la sua voglia di confrontarsi con gli altri, di imparare sempre cose nuove, di crescere.
“Io chi sono? Meglio chiedersi con Pirandello quanti sono. Uno, nessuno, 100 Kappa? – si domanda prima di aprire il live nascosto tra teloni bianchi e luci soffuse – Fino a ieri non c’era dato di sapere ma oggi, grazie ai progressi delle moderne euro scienze anche questo dubbio atavico potrà essere fugato. Tramite raffinatissime tecnologie prodotte in Calabria, da sempre la silicon valley italiana, siamo in grado di collegarci con il condominio interiore di uno dei cantautori più giovani e belli soprattutto, Dario Brunori. Scopriremo così chi sono e cosa pensano gli strani personaggi che abitano dentro di lui: l’intelletto di Dario ovvero il suo cervello, il sentimento ovvero il suo cuore, l’istinto e come parte del corpo sono quella con cui lo identificano tutti i fans: la panza”.
E’ uno spettacolo in cui si libera dal demone della dizione perfetta, una sorta di ritorno alle origini, a quella che è la sua passione per il teatro scandinavo. Con la sua capacità inconfondibile, racconta la vita, parla di amore “perché alla fine, dai, di che altro vuoi parlare?”.
Ma Dario riesce a volgere lo sguardo anche a quello che accade intorno a noi affrontando temi attuali. È il caso del brano “Colpo di Pistola”, canzone che parla d’amore ma di quella versione malsana e violenta di cui è piena la cronaca quotidiana; “Secondo me”, inno alla diversità di opinioni, alla bellezza di vedere il mondo da punti di vista diversi, senza considerarne alcuno sbagliato e ancora “L’uomo nero”, un forte appello alle ragioni del diverso e dello straniero che fa così tanta paura a molti di noi, un brano esplicitamente contro i pregiudizi ed il razzismo, che getta luce sui problemi di integrazione che, ogni giorno, ci ritroviamo a fronteggiare.
Forse, siamo davvero una generazione piena di paure, di timori; siamo il mondo occidentale che vive perseguendo quell’“imperativo di rimuovere il dolore”, come lo definisce Brunori, mentre la verità è che il dolore è essenziale quanto la felicità. Nei suoi monologhi, Dario spiega come il sentimento e l’istinto conducono l’uomo sulla via dell’incertezza, nel buio della ragione.
“Ragione e istinti sono due eventi contrari che portano l’uomo alla deriva in un mare perennemente tumultuoso. Hanno ragione anche i vegani: ci incazziamo per i cani abbandonati e poi, ci ingozziamo di insaccati” – ironizza Bunori che con “Arrivederci tristezza” continua la sua marcia finale verso quel trionfo, seppur parziale, del sentimento sulla ragione.





Tags: Brunori SasCanzoni e monologhi a teatroEsse Concerti Srl
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