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    Nasone (Libera): “Psichiatria: quel colpevole silenzio della politica”

    E’ tempo di elezioni, di campagne serrate, di promesse solenni, ora così facili ad elargirsi quanto poi difficili da mantenere. Da destra e manca i candidati, rivolgendosi al popolo alla stregua di incantatori di serpenti, assicurano che dispenseranno le medicine atte a curare i mali della nostra società. E’ quanto si legge in una nota diffusa da Mimmo Nasone, portavoce del Comitato Diritti Psichiatria e membro della Segreteria Nazionale di “Libera” – Ed ecco che si cerca di carpire le “sensibilità” più diffuse tra la gente, giuste o dettate da dimensioni egoistiche, non importa: il candidato, i partiti, in questo momento devono comprendere le attese diffuse nel territorio e sapersi esprimere nel linguaggio delle promesse. Riduzioni di tasse, aumento dell’occupazione: per ogni male il candidato prescrive attraverso il proprio ricettario la medicina “giusta”. Ed a questo gioco delle parti, ci sono tutti: i candidati, ma anche gli esponenti nazionali di maggiore spicco, così come quelli della politica regionale, provinciale e comunale, interi partiti, nessuno escluso. Altri temi di interesse, su cui tutti si dichiarano sensibili ed attenti? La giustizia e la sicurezza, di certo. Ma basta un momento di riflessione per farci comprendere quanto possa essere superficiale tutto questo sbandierare di argomentazioni e programmi. Se al termine giustizia ed al termine sicurezza, artatamente utilizzati per captare facili consensi, riconosciamo il significato nobile insito in tali sostantivi, emerge quanto sia capzioso e vacuo tanto argomentare. Nella nostra terra in particolare, la giustizia viene immolata sull’altare del potere, economico e non; la “sicurezza” viene spesso intesa come una barriera da erigere nei confronti di chi è stato reso inviso alla popolazione: gli immigrati ad esempio.

    E’ proprio in questa logica – e nella carente e quasi del tutto assente attuazione di mirate politiche sociali a sostegno dei fondamentali diritti dei cittadini reggini e calabresi – che ancor di più emerge il livello di scarsa ed immatura sensibilità espresso dalla nostra classe politica, duramente criticata anche dal vescovo di Reggio Calabria padre Morosini. E se la psichiatria è una sorta di fedele cartina al tornasole del livello di civiltà raggiunto da una società, ecco che il giudizio sulla nostra classe politica ed amministrativa non può che essere severo. In questi giorni non si è sentita una sola parte politica, un solo politico evidenziare quello che è lo sfascio in cui versa il settore della psichiatria, nella ASP reggina in particolare. Eppure nell’esprimere bisogno di giustizia e di sicurezza, proprio la psichiatria, più di tutto in questo momento, palesa l’assoluta inadeguatezza di questo sistema. Dov’è la giustizia in un’ Azienda Sanitaria che dispone il blocco permanente da quasi tre anni dei ricoveri, peraltro agendo su un territorio devastato dalla pressoché totale assenza di servizi nel settore? Dov’è la giustizia per le persone sofferenti, per i loro familiari, persino per gli operatori in più circostanze bistrattati fino al punto di non ricevere lo stipendio per decine di mensilità? E dov’è la sicurezza sociale, il sistema di protezione che dovrebbe garantire la salute, in particolare dei soggetti più fragili, in una metodologia che stenta a riconoscere il giusto valore alle problematiche connesse alla salute mentale, relegando nel dimenticatoio i contenuti di una legge, la “Basaglia”, che ormai da noi viene solo timidamente richiamata in alcuni provvedimenti amministrativi, ma nel concreto mai applicata?

    Non possiamo altresì non riconoscere che in questi anni, dopo la chiusura del manicomio di Reggio Calabria, in tanti soggetti, associazionismo e mondo della cooperazione compresi, c’è stato una sorta di “appagamento”, di abbassamento del livello di attenzione. E’ venuta meno l’osservazione critica e costruttiva e all’occorrenza la lotta e la denuncia come ci aveva educato a fare, proprio a proposito di diritti dei malati mentali, il compianto don Italo Calabrò.

    Certo, il quadro politico attuale non ci rassicura ma vogliamo continuare ad avere fiducia nella forza della democrazia e nella credibilità delle istituzioni. Nella speranza che dopo il 5 marzo chi ha responsabilità possa finalmente intervenire per dare risposte dignitose ed adeguate ai malati mentali e risolvere una situazione assolutamente ormai insopportabile.

    E’ un atto dovuto, non può essere un sogno, se si intende risalire la china della civiltà.

     

    Il Portavoce del Comitato

     

    Mimmo Nasone, membro Segreteria Nazionale di “Libera”