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    Pino Insegno - attore

    Reggio Calabria – Il 13 Gennaio l’energia pura di Pino Insegno al “Cilea”

    di Grazia Candido –  Lui lo definisce un “semplice racconto” ma in realtà, è un travolgente film di una vita artistica dove la realtà si mischia alla finzione. Non vede l’ora di “calcare” il palco del teatro “Cilea” l’attore romano Pino Insegno che, dopo il sold-out registrato l’anno scorso, si rimette in gioco il prossimo 13 Gennaio alle ore 21, protagonista del cartellone teatrale dell’Officina dell’Arte.

    Parliamo di queste “58 sfumature di Pino”.

    “Sarà un viaggio attraverso il cinema, la televisione, la musica e i nuovi media, il tutto scandito dalle varie stazioni della vita. I passeggeri di prima classe saranno gli spettatori mentre io sarò il capotreno. Lo spettacolo racconta in maniera divertente la mia vita passando attraverso il mondo dell’arte: dal doppiaggio al cinema, dalla televisione al teatro. “58 sfumature di Pino” prende spunto dal film “50 sfumature di grigio” infatti, non mancheranno pezzi della pellicola con la soluzione finale, davvero esilarante, messa in atto da Federico Perrotta. E’ una botta di energia, un’iniezione di vitamina pura”.

    Insieme a lei una spalla eccezionale, il giovane attore Perrotta. Si prospetta una serata fatta di risate e non solo.

    “Lo spettacolo è romantico, bello, fa ridere ma fa anche scendere una lacrimuccia perché ci sono momenti molto toccanti dove recito seriamente la mia vita, dalla nascita artistica nel lontano ‘79 ad oggi. Ovviamente, è tutto spettacolarizzato e dentro ho messo anche il mio provino al Centro sperimentale, il riassunto di tutti i musical che hanno segnato la storia e, in soli 4 minuti e mezzo, io e Federico cavalcheremo quelli che sono rimasti nei cuori degli italiani”.

    La coppia Insegno-Perrotta l’abbiamo conosciuta l’anno scorso ed ha funzionato bene, ora  vuole trafiggere i cuori dei reggini con le incantevoli voci dei Baraonna.

    “Federico Perrotta è molto divertente, è il mio fodero mentre i Baraonna che  ci accompagneranno in questo spettacolo, sono un gruppo straordinario di vocalist. Il quartetto miscela la Mediterraneità della tradizione musicale partenopea con il jazz, il funky e lo swing in un’apprezzabile centrifuga di polifonie e contrappunti”.

    Lo sa che Reggio Calabria non vede l’ora di riabbracciarla?

    “E’ un affetto reciproco. Amo questa terra, è la città dei miei genitori, dei miei nonni, e non ci crederete, ma io mi sento più a casa qui che a Roma. Sono sempre felice di tornare e respirare le mie origini. Roma è la città di 2 mila attori invece Reggio Calabria è la città dove lasci il cuore”.

    Anche quest’anno l’Officina dell’Arte di Peppe Piromalli l’ha voluta nella sua stagione nonostante la crisi economica e per portare i giovani a teatro ha ulteriormente abbattuto i costi.

    “Sto venendo incontro all’Officina: io non ci guadagno nulla, pago i tecnici e i miei collaboratori, il minimo che serve pur di rivedere la mia Reggio risorgere. La cultura nella crescita di un Paese serve così come servono gli aiuti per mandare avanti i teatri, le compagnie, gli attori.  A differenza di Londra o Broadway, l’Italia ha migliaia di anni di cultura che non possono essere dimenticati. La cultura non è solo teatro: questo è sicuramente un importante elemento che può alimentare la curiosità nei confronti di una Regione, che aiuta a valorizzare i posti ma la cultura sono una serie di componenti che vanno preservate. L’Italia più che un Capo del Consiglio dovrebbe avere un direttore marketing che capisca qual è il nostro core business”.

    Parlando di teatro, ha saputo della chiusura del “Siracusa”?

    “Se chiudi i posti dove possiamo valorizzare le nostre risorse, i nostri talenti, le nostre vite, è finita. Ma come si fa a cambiare improvvisamente la destinazione d’uso? E’ impossibile una cosa di questo genere, inaccettabile e non si devono nascondere dietro la scusa che l’immobile è di privati perché anche a Roma il salone Margherita è un immobile della Banca ma non lo chiudono per aprirci un supermercato. Se chiudi un teatro ne devi aprire subito un altro se non vuoi far morire la città, se vuoi che non si perda la storia di un popolo. Siamo una Nazione dell’arte ma stiamo diventando una Nazione degli altri. Se solo sapessimo guardarci intorno e apprezzare l’enorme cultura che abbiamo. Il Siracusa poteva essere gestito dal Comune, dalla Regione come Accademia, come fucina dell’arte. Le istituzioni non dovevano permettere la sua chiusura, dovevano intervenire altrimenti che ci stanno a fare?”