di Domenico Grillone – Si presenta sul palco del Cilea in perfetto stile “gaucho” (aggettivo che serve ad identificare gli abitanti della regione del Rio Grande do Sul, l’ultima a sud del Brasile, al confine con l’Argentina) con la sua “bombilla” con “chimarrao”, l’infusione tipica dei “riograndenses” preparata con le foglie di erba “mate”, appoggiata ad un tavolino e che lui, Yamandu Costa, sorseggia di tanto in tanto tra un brano e l’altro. “Tranquilli, non è marijuana”, dice il famoso chitarrista scherzando con il pubblico ad inizio concerto. Poi quasi un’ora e mezza di musica attraverso il magico suono della sua chitarra a sette corde che lui padroneggia fino all’inverosimile. Ed ecco, uno dopo l’altro, brani tratti dal suo “Recanto”, l’ultimo album del talentuoso chitarrista brasiliano che mette in mostra vari stili musicali tra cui lo choro, bossa nova, tango, milonga, samba assieme ad una spruzzata di jazz. Ma anche diversi omaggi a quelli che furono i suoi maestri, come il carioca Rafael Rabello, chitarrista e compositore brasiliano legato allo choro ed alla musica popolare brasiliana, considerato uno dei maggiori chitarristi brasiliani di tutti i tempi, soprattutto nella sua specialità: la chitarra a sette corde. Uno spettacolo da “one man show”, quello di Yamandu Costa, che ha lasciato letteralmente a bocca aperta il pubblico del Cilea che ha potuto così ammirare tutto il suo estro, la sua strepitosa tecnica, la sua capacità di trasformare il suono di una chitarra a sette corde in stili, ritmi e melodie complesse e articolate attraverso l’uso delle sue dita che andavano su e giù vorticosamente per il manico del suo strumento, stringendo o allentando le corde dopo ogni singolo brano. Un vero e proprio genio, un fenomeno che sia in versione solista, come nel caso del suo spettacolo al Cilea, sia quando si mette al servizio di una band o altre stelle del panorama musicale internazionale, come spesso è successo nel corso della sua carriera, riesce a dare sempre il meglio di sé, riuscendo persino a conciliare la musica classica con il jazz o altri stili e forme musicali. E con uno dei repertori più vasti che un musicista possa immaginare. Pubblico non molto numeroso ma sicuramente soddisfatto per una performance che ha ufficialmente concluso una stagione culturale reggina all’insegna della cultura e musica brasiliana grazie all’intuito del promoter Ruggero Pegna al quale vanno i migliori ringraziamenti per aver offerto alla città spettacoli di grandissimo interesse musicale e culturale all’interno di “Reggio chiama Rio – Fatti di Musica Brasil”, festival dedicato a “Musica e Cultura Internazionale” nato dalla collaborazione tra “Fatti di Musica”, il festival del miglior live nazionale e internazionale diretto da Ruggero Pegna e l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria, con la sua kermesse di eventi culturali e musicali “Alziamo il Sipario”.
Dai Tamburi di Luca Scorziello, con Mario Venuti nelle vesti di guest star, al concerto di Maria Gadu e la sua band, passando per Jaques e Paula Morelembaum feat Cello Samba Trio, con il loro omaggio a Tom Jobim, il più grande esponente della bossa nova. E poi il concerto di Hamilton De Holanda & Baile Do Almeidinha, lo straordinario bandolinista nato a Rio de Janeiro, noto per i suoi virtuosismi strumentali, il racconto per immagini e suoni “Dal Mediterraneo al Brasile sulla rotta delle Sirene”, dell’antropologa, fotografa e scrittrice Patrizia Giancotti con il musicista Peppe Consolmagno alla voce e percussioni, il concerto del musicista e cantautore calabrese Sergio Cammariere con la sua band. Ed infine, nella sessione autunnale di “Reggio chiama Rio”, il concerto-evento di Gilberto Gil con lo spettacolare Cortejo Afro direttamente dal Carnevale di Bahia e quello, appunto, di Yamandù Costa. L’augurio è che eventi del genere possano ripetersi in città, magari a partire dalla prossima estate, scegliendo temi, musiche e culture affascinanti come quelli sudamericani.






