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    Operazione Metauros – De Raho: “Modello investigativo Reggio da esportare”

    di Grazia Candido – “Quella di oggi è un’indagine in cui il modello Reggio Calabria deve essere esportato negli altri uffici giudiziari e nelle Procure”.
    Ne è convinto il Procuratore della Repubblica Federico Cafiero De Raho che, dopo aver elogiato la sua squadra per l’ottimo lavoro svolto per l’operazione “Metauros” coordinata dalla Dda di Reggio Calabria ed eseguita dal Corpo della Polizia e dei Carabinieri, evidenzia “la voluta sinergia di forze dello Stato che operano per mettere all’angolo la ‘ndrangheta”.
    “Mi piace sottolineare, ancora una volta, che la ‘ndrangheta pur riuscendo a controllare qualunque settore, sia stata fermata – aggiunge il Procuratore Capo – La ‘ndrangheta si è occupata sin dalla sua creazione del termovalorizzatore e, successivamente, della manutenzione. Attraverso i trasporti, si è realizzato un meccanismo di copertura del versamento di tangenti con sopravalutazione dei costi e le somme venivano versate alla ‘ndrangheta, una ‘ndrangheta unitaria che vede in prima linea i Piromalli controllori del territorio”.
    Non è da sottovalutare il rischio che il territorio sia stato gravemente inquinato dagli affari gestiti dalla ‘ndrangheta visto che “per risparmiare sui costi di smaltimento e rientrare al pagamento della tangente, è possibile che i rifiuti siano stati smaltiti in maniera illecita, attraverso il conferimento di fanghi di depurazione, provenienti da impianti di tipo biologico e industriale, per la produzione di compost per usi agronomici” – rimarca il procurato De Raho – Veniva in tal modo elusa, con il coinvolgimento di impianti di compostaggio sicilaini e di ditte di trasporto reggine, la normativa vigente in materia di fertilizzanti”.
    Il questore Raffaele Grassi ribadisce “l’ulteriore botta inferta alla ‘ndrangheta con la consegna alla giustizia di Gioacchino Piromalli cuore e personaggio di spicco delle strategie della cosca” ma anche “lo straordinario lavoro svolto dalla Procura della Repubblica e dall’Arma dei Carabinieri e della Squadra Mobile della Questura che persegue la strada giusta per indebolire la ‘ndrangheta. La squadra è forte e lo è ancor di più quando si uniscono le forze”.
    “Vediamo una ‘ndrangheta che si muove uniformemente: parte dalla ionica per poi toccare la tirrenica e il centro cittadino – continua il Procuratore Aggiunto Gaetano Paci – Uno scacchiere globale di tutte le attività fatto da uomini che hanno creato un sofisticato sistema per raccogliere tangenti e per definire le politiche ambientali. Le investigazioni trovano la loro origine in una conversazione intercettata dalla Polizia di Stato nel giugno del 2009 di Carmelo Bellocco, elemento di spicco dell’omonima cosca, che diceva che il termovalorizzatore ubicato a Gioia Tauro, era gestito dalla famiglia dei Piromalli. Ci troviamo di fronte ad una borghesia mafiosa che abbiamo visto tante volte, frequentare i palazzi istituzionali e della politica”.
    Secondo le indagini, i Piromalli avrebbero condizionato l’attività e la gestione del depuratore di Contrada Lamia, gestito dalla I.A.M. (Iniziative Ambientali Meridionali Spa), società sottoposta al pagamento della “tassa ambientale” da parte della cosca, correlata al servizio dei trasporti dei rifiuti e detratta dai calcoli delle fatture gonfiate ad hoc.
    Traccia il profilo delle sette persone arrestate il Capo della Squadra Mobile Francesco Rattà a partire da “Gioacchino Piromalli alias “l’avvocato” figlio di don Ninì, i fratelli imprenditori Pisano Giuseppe, Domenico e Paolo, il legale Giuseppe Luppino ex Presidente del Consiglio d’Amministrazione di “Piana Ambiente S.p.A” che, insieme all’ex sindaco Rocco La Valle, dovrà rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa e Francesco Barreca classe ‘79 titolare della B.M service S.r.l.”.
    “Tra le perquisizione fatte – postilla subito Rattà – il blitz è scattato la scorsa notte alle 4, risulta quella nell’abitazione di un’ispettrice di polizia attualmente in servizio a Firenze ma al tempo lavorava a Gioia Tauro, alla quale sono stati contestati i reati di accesso abusivo ad atti e informazioni riservate. La poliziotta aveva una relazione con Giuseppe Pisano”.
    Il colonnello Fernando Maisto e il comandante provinciale Reparto operativo dei Carabinieri Stefano Romano in conclusione, hanno voluto precisare che “è stato sequestrato parecchio materiale sottoposto ad attività di approfondimento e che i sequestri sono tutt’ora in corso. Inoltre, sono state sequestrate 19 società operanti nel settore dello smaltimento dei rifiuti, in provincia di Reggio Calabria, Catania, Siracusa e Trapani”.