parte importante , circa 9% , della popolazione italiana, ma è una parte sottoposta ad una forte discriminazione ed esclusione sociale. I dati e le ricerche pubblicate, anche di recente, dimostrano che questa popolazione contribuisce in modo determinante allo sviluppo dell’intera comunità. Tuttavia queste persone subiscono una durissima emarginazione sociale e la subiscono non solo a causa della “discriminazione personale” esercitata da altri cittadini, ma anche a causa di una “discriminazione strutturale”, quella “scritta” nelle leggi approvate dallo Stato, dalle regioni e nella prassi applicata dagli enti locali. Partendo da questa analisi l’Opera Nomadi propone ai candidati di voler valutare seriamente le seguenti riforme:
1) Approvare una normativa, vincolante per gli enti locali, che preveda il superamento del modello abitativo del campo rom e del concentramento etnico e lo smantellamento dei campi-ghetto esistenti con la conseguente sistemazione abitativa dei rom in equa dislocazione, attraverso soluzioni diverse e concordate con gli stessi interessati.
2) Riformare la Strategia nazionale per l’inclusione dei rom sinti e camminanti (RSC), approvata dal Governo nel mese di febbraio 2012 su richiesta della Comunità Europea, che si è rivelata inefficace. In particolare si chiede che vengano adottati nella Strategia nuovi strumenti in grado di coinvolgere direttamente e concretamente tutti i rom nelle decisioni progettuali che li riguardano. In modo che i provvedimenti e i progetti a favore dei RSC, che fino ad oggi hanno prodotto pochi risultati, vengano finalmente decisi dalle stesse comunità RSC e non più, solo, dagli uffici dei Ministeri e dalle Associazioni.
3) Integrare la legge sulle minoranze etniche per riconoscere le comunità rom sinti e camminanti ( RSC) come minoranza linguistica, come hanno già fatto le istituzioni internazionali e molti paesi Europei. In questo modo si supererà la discriminazione operata con l’approvazione nel 1999 della legge nr 482 sulle minoranze linguistiche nella quale i rom sinti e camminanti sono stati esclusi.
4) Superare il modello abitativo dei quartieri popolari che concentra in un luogo i cittadini più poveri costituendo dei ghetti-urbani. Per il superamento di questo modello è necessario abrogare, nella normativa urbanistica, il concetto di “zonizzazione sociale” che prevede la divisione del territorio urbano per zone omogenee . Bisogna pensare allo sviluppo del territorio urbano secondo il modello policentrico e del mix etnico sociale e non più per funzioni diverse e per censo.
5) Diversificare e semplificare l’ingresso delle persone provenienti da altri paesi. Modificare il c.d. Decreto Flussi rendendolo annualmente obbligatorio, effettivamente corrispondente alle esigenze occupazionali delle singole regioni, basato su differenti criteri di attribuzione delle quote e in grado di assicurare in tempi rapidi l’ingresso del lavoratore straniero . Introdurre un nuovo canale di ingresso, che consenta ai cittadini provenienti da altri paesi di entrare regolarmente in Italia con un visto per ricerca lavoro (di almeno un anno).
6) Introdurre un meccanismo di regolarizzazione ordinaria per ogni singolo cittadino proveniente da un altro paese già presente in Italia che dimostri lo svolgimento di una attività lavorativa o importanti legami familiari o affettivi. Assicurare la convertibilità di tutti i tipi di permessi di soggiorno.
7) Rafforzare il diritto al ricongiungimento familiare consentendo delle parziali deroghe ai requisiti reddituali e abitativi e favorendo la regolarizzazione dei familiari che vivono già in Italia senza titolo di soggiorno. Garantire a tutti i minori parità di diritti a prescindere dalla nazionalità e dalla condizione giuridica dei genitori. Assicurare anche ai minori con genitori non autorizzati il rilascio di un titolo di soggiorno.
8) Denuncia del lavoro in nero. Garantire la possibilità anche ai cittadini provenienti da altri paesi senza permesso di soggiorno di denunciare situazioni di sfruttamento da lavoro non regolare.
9) Chiudere i centri di identificazione ed espulsione (Cie) attualmente esistenti i quali costituiscono una grave limitazione dei diritti che uno Stato deve garantire a tutte le persone , anche a quelle che provengono da altri paesi.
10) Abrogare i reati che puniscono l’ingresso o il soggiorno non autorizzati.
11) Assicurare l’effettivo esercizio del diritto d’asilo, riducendo i tempi di attesa successivi alla richiesta. Garantire sempre ai richiedenti asilo un’accoglienza secondo gli standard dell’UE, anche nelle c.d. zone di sbarco, abolire gli attuali Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA).
12) Mediazione culturale. Garantire all’interno delle scuole in cui sono presenti minori provenienti da altri paesi o appartenenti a minoranze etniche, la presenza di mediatori culturali.
13) Assicurare il rispetto del principio di non-discriminazione. Completare il riordino delle varie tipologie di procedimento giudiziario antidiscriminatorio. Istituire una Agenzia Nazionale Antidiscriminazione autonoma e indipendente dallo Stato con effettivi poteri di indagine e sanzionatori.
14) Riconoscimento dello status di apolide e della relativa procedura di regolarizzazione. Garantire l’accesso alla procedura per il riconoscimento dello status di apolide nonché il rilascio di un titolo di soggiorno a partire dal momento in cui la richiesta è avanzata, a prescindere dalla pregressa residenza o regolarità del soggiorno.
15) Riformare la legge sulla cittadinanza e sul diritto di voto. riconoscendo a tutti i cittadini provenienti da altri paesi e residenti in Italia la possibilità di votare alle elezioni comunali (e delle città metropolitane) e il diritto ad acquisire la cittadinanza italiana in tempi più brevi e con procedure rapide e trasparenti ed eliminando gli ostacoli esistenti per i soggetti portatori di handicap. Valorizzare il principio dello ius soli. Garantire a tutti i minori e in particolare a quelli nati sul territorio italiano speciali possibilità per un agevole acquisto della cittadinanza italiana.
16) Favorire la legalizzazione di attività lavorative per le minoranze etniche, le persone che provengono da altri paesi e i cittadini in difficoltà economica e sociale attraverso la costituzione di cooperative sociali e lo sviluppo di opportunità di lavoro autonomo.
17) Garantire pari accesso a prestazioni sociali e pubblico impiego per i cittadini provenienti da altri paesi , eliminando condizioni e requisiti discriminatori che ostacolano l’accesso a prestazioni sociali di natura assistenziale.
18) Tutelare le vittime di tratta e di grave sfruttamento, garantendo effettive forme di indennizzo e il rilascio del permesso di soggiorno indipendentemente dalla collaborazione con l’Autorità giudiziaria e la non imputabilità per i reati commessi durante la fase di sfruttamento.
19) Garantire processi equi e unitari a tutti i cittadini provenienti da altri paesi.
20) Copertura finanziaria delle leggi. Garantire le risorse economiche per finanziare le suddette disposizioni di legge che garantiscono parità di diritti per i rom e i migranti.




