
di Grazia Candido – “La musica non solo forma, ma salva”. Il maestro Riccardo Muti è un sostenitore di questa “filosofia” e lo ha dimostrato proprio questa sera quando dal palco della
scuola Allievi Carabinieri ha ribadito con forza il ruolo dominante della musica per la crescita dell’individuo. Una grande serata dove la musica, il talento, la professionalità di giovani calabresi hanno segnato un’altra bella e importante pagina della storia di Reggio Calabria. In una gremitissima Piazza d’armi, sold out annunciato, il direttore d’orchestra Muti e i 270 giovani musicisti scelti tra i migliori complessi bandistici di tutta la Regione hanno fatto “parlare” gli strumenti, hanno mostrato a chi ancora non lo ha visto o non lo vuole vedere il vero volto di una Calabria che non è solo ‘ndrangheta e malaffare. Sul palco una vera fucina di talenti, impeccabili nell’esecuzione, ligi a seguire le istruzioni dei direttori d’orchestra e dello stesso maestro Muti, professionisti che non lasciano trasparire nemmeno l’emozione che invade le loro anime e pronti a dare il meglio di sé e a far innamorare il pubblico di quella straordinaria musica. Dopo il saluto del prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli e del Comandante della Legione Carabinieri Calabria Adelmo Lusi, si impossessano della scena i nostri talenti diretti magistralmente nella prima parte del concerto dai maestri Pasquale Lucà, Maurizio Managò, Vincenzo Panuccio, Roberto Caridi, Gaetano Pisano e Cettina Nicolosi impegnati ad eseguire l’ “Inno alla Gioia”, “La Fedelissima” Marcia d’ordinanza dell’Arma dei Carabinieri , Fanfare and Flourishes di James Curnow, “Prelude” dalla Carmen di George Bizet, un’avvolgente Marcia sinfonica “Omaggio a Muti” e ancora l’Ouverture “Cavalleria Leggera” di Franz von Suppè, African Symphony Van McCoy. La seconda parte è tutta del maestro Muti che con i suoi ragazzi si avvia nella dolce Sinfonia da Norma di Vincenzo Bellini seguita poi dall’ “Ouverture da La Forza del Destino” di Giuseppe Verdi e dalla Sinfonia da Nabucco.
“E’ d’obbligo dire due parole in una serata così particolare e bella fatta da e per questi ragazzi – esordisce il maestro Muti – Voglio sottolineare che quello che sta succedendo qui è enorme, straordinario, è il sogno di una vita speso nella musica e nella cultura. Quella musica e la cultura che devono avere nel nostro Paese la giusta espressione. Ringrazio questi ragazzi, questa orchestra bandistica di giovani valorosi, i loro insegnanti per il modo in cui educano alla musica e le famiglie che hanno creduto che la musica è basilare per il progresso e la cultura del nostro Paese. L’Italia deve molto alla musica, è il paese della musica anche se, negli ultimi anni, è diventato il Paese della storia della musica – aggiunge ancora il maestro – La sinfonia è avere un gruppo di persone che vive insieme e sempre insieme cerca l’armonia, la bellezza, il raggiungimento di ideali che stanno al di sopra di tutto. Suonare e imparare la musica sono i fondamenti del vivere in uno stato civile. Io non ho mai incontrato un amante della musica che sia un criminale e posso dire che questa Regione ne è l’esempio. Io sono un uomo del Sud e ho avuto fortuna grazie alla musica; vi auguro che attraverso questa abbiate conforto e benessere. Questo è un appello ai governanti di oggi perché quelli di ieri ci hanno deluso: suonare la musica vuol dire insegnare ai ragazzi il culto del bello. Se non curiamo questa consapevolezza perdiamo la nostra identità. Ringrazio gli organizzatori e gli uomini che guidano questa città per aver organizzato un evento che diventa l’esempio per l’Italia”.
Poi sono le bande provenienti da Bianco, Pazzano, Bivongi, Laureana di Borrello, Giffone, Seminara, Borgia, Scilla, Melicucco, Mosorrofa, Campo Calabro, Samo, Ardore, Serra San Bruno, Amantea, Catona, Reggio Calabria, Polistena, Bagnara, Delianuova, Taurianova, Cinquefrondi, Gerace, Oppido Mamertina, Palmi, Gioia Tauro, Guardavalle, Vibo Valentia e Gioisa Jonica a catalizzare l’attenzione di un pubblico “stregato” da quelle dolci sinfonie.
“Queste tre trascrizioni di sinfonia d’opera richiedono un virtuosismo fuori dal comune e ho sottoposto i ragazzi a tre sinfonie estremamente difficili e lo sono ancor di più se adattate ad una banda – spiega Muti – La Calabria e l’Italia deve essere fiera”. Prima di lasciare la scena, il maestro insieme ai suoi ragazzi regala un travolgente Inno di Mameli “oggetto sempre di discussioni cretine – dice – e c’è qualcuno che suggerisce di cambiarlo con il “Va pensiero” ma non c’entra nulla perchè questo è un canto di desolazione ed esilio e non mi risulta che gli italiani siano un popolo desolato o esiliato. A me bastano le tre parole Fratelli di Italia per comunicare la forza, il vigore, il trasporto di questo popolo”.
Il pubblico è in piedi, nessuno distoglie lo sguardo fisso sui musicisti e anche la luna calabra osserva dall’alto quei giovani talenti che ripetono su input del maestro di nuovo l’inno d’Italia facendolo però cantare agli spettatori.
“Lo dobbiamo cantare tutti insieme – conclude Muti – ma non come fanno in televisione, scandiamo le parole, urliamole. Grazie per avermi dato questo onore, grazie ai musicisti. Viva la Calabria, viva l’Italia”.
Applausi, strumenti alzati al cielo dagli orchestrali e il tricolore che sventola segnano una serata che sancisce un cambiamento dovuto e voluto di una terra forgiata da tante giovani promesse.
Il concerto ripreso dalla Rai sarà trasmesso nel mese di Agosto.




