
di Stefano Perri – Qualche giorno fa dalle colonne si Strill.it avevamo segnalato la volontà da parte dell’Università Mediterranea di giungere ad una transazione extragiudiziale nei confronti della Ditta
ATI Piero Chiodi-Cise s.r.l., titolare dell’appalto per la costruzione della cittadella universitaria di Feo di Vito.
In attesa della riunione del Consiglio d’Amministrazione dell’Università nella quale si discuterà della spinosa vicenda, gli studenti del Collettivo UniRC ci tengono a ribadire la loro posizione. Di seguito riportiamo la nota con la quale chiedono che a pagare siano i responsabili materiali dell’errore e non l’Università nel suo complesso:
“In questi giorni si è diffusa la notizia della volontà dei vertici della Mediterranea di chiudere l’annosa vicenda della “nuova” casa dello studente, finita davanti ad un tribunale amministrativo, con una transazione stragiudiziale.
Stiamo parlando di quegli scheletri di cemento in stile “Beirut” alle pendici di Vito che attirano la vista indignata di qualsiasi avventore passi della zona; che sia studente o meno, tutti sapevano di cosa si trattasse. Quella casa dello studente iniziata ai tempi dell’Ardis regionale e quasi subito fermata per evidenti errori di progettazione, la stessa che veniva poi ereditata con somma soddisfazione e felicità dei suoi massimi esponenti espressa finanche pubblicamente, dalla Mediterranea, qualche anno fa. La svolta si ha con la perizia tecnica eseguita nel corso della causa che la ditta Chiodi, vincitrice dell’appalto, instaura davanti al TAR.
Errori evidenti, per non dire macroscopici, vengono evidenziati su cui nessuno (ovviamente) obietta.
Di fronte a questa evidenza, matura la volontà della governance universitaria di farla finita, non aspettare l’esito del ricorso al TAR (per la verità scontato) e prendere in mano la situazione, ovvero sborsare una imprecisata somma di denaro a titolo di risarcimento alla ditta Chiodi e chiudere così la vicenda giudiziaria.
Ma se è limpida verità che la ditta ha diritto a tale risarcimento, deve essere quindi pure evidente il danno ed i suoi responsabili.
Non è nostra intenzione entrare nel merito di tutti gli interessi e le strumentalizzazioni che stanno contornando la questione, dentro e fuori dall’università, ma ancora una volta il modo di gestire la Mediterranea presenta qualche falla morale e legale…
Se i responsabili dell’errore (ovvero il responsabile nel caso di specie, esimio Prof. Attilio Nesi, progettista nonché direttore dei lavori) sono chiari, identificabili e identificati perché l’università deve farsi carico totalmente di quegli errori del tutto personali, utilizzando i soldi della collettività?
Oltre al danno vediamo anche la beffa. Quei professori che con tanto zelo arringano gli studenti su legalità, morale, correttezza e precisione e magari ci bocciano pure ad un esame (giustamente) se non dimostriamo di aver imparato la lezione, siano i primi a dimenticarsela quando di loro si tratta… e non è la prima volta che accade, se si ricorda un certo Pelle e tutti gli implicati nella vicenda ancora al loro posto…
Non contestiamo la scelta della transazione in sé che può avere i suoi vantaggi, ma non esiste alcun motivo logico o giuridico per il quale la Mediterranea non debba rivalersi sul diretto responsabile.
Questa vicenda evidenzia per l’ennesima volta l’inadeguatezza della governance tutta del nostro ateneo, che sembra volta non tanto alla cura degli interessi della comunità accademica (men che meno degli studenti in particolare) ma di posizioni più e meno personali di vantaggio, feudi e feudatari.
Ebbene da questi professori non accettiamo più alcuna lezione, da voi che lavorate più o meno consapevolmente contro l’ateneo e quindi contro tutta la città di Reggio con una gestione intrisa da baronie ed egoismo. Sparare a zero solo contro il Rettore è una posizione di comodo, trovare un capro espiatorio, sebbene con più di una colpa ed annebbiare il resto delle responsabilità è davvero poco edificante, per non usare termini più forti che andrebbero censurati.
A chi ha gestito l’università diciamo: andate via, tutti…
Ci avete provato ed avete fallito, sia nel tentativo di fare cose giuste che di fare quelle sbagliate e adesso è il tempo di lasciare spazio a quella parte sana dell’università che esiste e che può risollevarla”.
Collettivo UniRc- AteneInRivolta





