
Dopo l’apertura dei lavori affidata al promotore del Comitato “FuturoSicuro” Paolo Campolo, è stato Luca Poggiali, consigliere delegato del ‘Progetto Sei’, coadiuvato dal Responsabile Comunicazione di Repower Davide Damiani, ad illustrare ai cittadini in sala il progetto della centrale a carbone.
“Il 55% dell’energia elettrica italiana” – ha esordito Poggiali – “viene fornita ai cittadini tramite gas metano che importiamo principalmente da Russia, Libia ed Algeria. Ciò provoca costi enormi, addirittura del 35% in più rispetto a molti altri Paesi che utilizzano il carbone o il nucleare per la produzione di energia. Il progetto di centrale a carbone di Saline Joniche rappresenta una grande opportunità per tutta l’area jonica e del reggino. Perché proprio a Saline? In primo luogo perché il Sud Italia è quasi totalmente dipendente dal Nord nel settore energetico, non presenta, cioè, alcuna generazione elettrica; in secondo luogo, poiché a Saline sono già presenti infrastrutture indispensabili per una centrale a carbone, ad esempio il porto che, una volta ristrutturato, sarebbe utile non solo per l’impianto ma anche per attività da diporto, con 400-500 posti barca, ed inoltre per l’attracco di grosse navi da crociera”.
“Prima di pensare il progetto,” – ha proseguito Poggiali – “abbiamo pensato ad una centrale compatibile con la salute del territorio e della popolazione. Ad oggi, non esiste in nessun’altra parte del mondo qualcosa di simile a quello che stiamo proponendo per Saline: efficienza energetica al 45-46%, alta tecnologia per il trattamento dei fumi, emissioni al camino con valori inferiori alla metà dei limiti di legge. Con tale progetto, dimostriamo” – ha chiarito Poggiali – “che il carbone è compatibile con il tessuto urbanizzato nonostante venga spesso presentato quasi come uno spettro. Nell’ottobre del 2010, ad ulteriore dimostrazione, la Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente ha definito il progetto compatibile con la salute del territorio e dell’uomo. Né si pensi” – ha aggiunto – “che l’uso del carbone faccia ormai parte del passato: in Germania sono in costruzione 12000 megawatt; in Cina sorge una centrale a carbone ogni 15 giorni”.
Infine, il capitolo ‘ricadute occupazionali e fiscali’: “E’ un investimento di circa un miliardo e mezzo. L’occupazione in cantiere, per la durata di cinque anni, prevede un picco occupazionale di circa 1500 persone. A regime, invece, sarebbero occupate 480 persone tra occupazione diretta (140), indotto diretto (160) ed indiretto (180). Ogni risorsa umana” – ha precisato Poggiali – “verrebbe prelevata dal territorio per essere formata al lavoro. Le ricadute complessive dell’intero progetto sul territorio, inoltre, sarebbero di circa un miliardo di euro. I Comuni limitrofi, ad esempio, ricaverebbero un milione di euro all’anno solo di ICI”.




