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Del sistema sanitario calabrese e dei laboratori privati

4 Settembre 2011
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 6 minuti
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sanita
di Eduardo Lamberti-Castronuovo* – Credo sia opportuno intervenire nel batti e ribatti tribunale del malato – dott. Aldo Barbaro per cercare di rimettere un pò d’ordine e sopratutto per informare bene la cittadinanza.

Molte infatti sono le imprecisioni e le inesattezze, sicuramente non volute,e nell’uno e nell’altro scritto.
Premesso che non sono e non mi sento Zaratustra, penso di poter dire la mia, non foss’altro perché milito nel settore da più di trentotto anni e ritengo di conoscere Leggi e regolamenti perché, oltre a svolgere la mia attività professionale, mi sono sempre interessato del settore .
Va anticipatamente sostenuto che i laboratori di analisi pubblici e privati hanno per Legge la stessa dignità e che non sono botteghe di caramelle nè tantomeno centri di malaffare o sistemi nati per truffare applicando tariffe o gonfiando fatture.
Un giornalismo poco informato e sensazionalista,a tutti i costi,ha voluto ultimamente cercare lo scoop lasciandosi andare ad affermazioni a dir poco false, bugiarde e fuorvianti. Affermava,infatti,l’autore dell’articolo che a Reggio più che altrove, le analisi di laboratorio, sarebbero state tariffate in maniera esagerata, libera e gonfiata.
Falsità e superficialità a tutto spiano.
Il tutto mina alla base un servizio che, negli anni, è diventato insostituibile e pur nella limitazione della cosa umana, offre una possibilità diagnostica, quoad valitudinem et quoad vitam, di grande utilità materiale e morale.
Lo dimostrano i fatti. Chi dei lettori non potrebbe valutarlo da solo senza magari dare ascolto ai Soloni, me compreso?
Chi non si è recato, almeno una volta, in un laboratorio, scegliendolo liberamente, per valutare il suo stato di salute? Chi sarebbe in grado di stabilire la presenza o meno di patologie croniche o acute senza l’ausilio di un buon istituto di ,analisi? Chi potrebbe stabilire se il nascituro presenta anomalie genetiche? Insomma chi potrebbe fare una diagnosi senza ricorrere a queste tanto vituperate, dagli stolti, strutture ?
Allora, facciamo un pó d’ordine e di chiarezza. Spenderemo qualche parola in più , ma pare sia necessario.
Posto che queste strutture sono necessarie e valide, esse sono regolate dalle Leggi regionali e nazionali che le obbligano a dei rigorosissimi parametri. Primo fra tutti il personale e la sua qualificazione ( non può lavorare neanche all’accettazione chi non ha i requisiti di legge). La qualità , per rispondere al Trubunale dei malati, è garantita ed addirittura certificata da appositi istituti……che spaccano il pelo in quattro (sic!). E come se ciò non bastasse, ci pensano i NAS , con visite periodiche, a controllare il tutto. Ben vengano, ovunque.
Le tariffe. Fino a qualche anno fa il tariffario era stabilito da un decreto ministeriale. Con la periferizzazione dei poteri alle Regioni, ogni Ente periferico, si è dotato di un nomenclatore proprio. La Regione Calabria, no. Fino a qualche giorno fa.
Da dove nasce la giungla tariffaria.?Dal fatto, tutto italiano, che l’allora Ministro Bindi emanò un decreto che stabiliva delle tariffe talmente vili, pensando si trattasse – appunto – di caramelle, che il Consiglio di Stato, adito, lo rese con tanto di Sentenza, valida erga omnes, inapplicabile su tutto il territorio nazionale. Ne derivò che, paradossalmente, alcuni Direttori Generali Calabresi, non tennero alcun conto del dettato del Supremo Giudice Amministrativo, ed applicarono il c.d. decreto Bindi, mentre altri più ligi, applicarono il tariffario nazionale in vigore in assenza di quello Regionale. Così accadeva che lo stesso esame fosse tariffato un euro a Locri e due a Reggio!! In tutto questo il titolare del Laboratorio non ha potuto incidere se non ricorrendo ai TAR competenti. E laddove lo ha fatto si è visto accogliere il ricorso. Per la tariffa non Bindi! Con buona pace dei direttori autonomi che abbattevano le tariffe dei laboratori ma non le loro prebende.
Chi ha parlato di tariffe gonfiate lo ha fatto in malafede e non si è informato. Avrebbe dovuto parlare, correttamente, di tariffe sgonfiate! Ma si sa, fa più notizia l’ipotesi della truffa. A tutti i costi.
Da qualche giorno la Regione Calabria si è dotata di un nomenclatore valido per tutte le strutture pubbliche e private.
Due parole le merita. Sopratutto per quelli che pensano che queste strutture navighino nell’oro. Un esame delle urine viene rimborsato, ad esempio, tanto quanto costa un cono gelato! Per eseguirlo il laboratorista ha bisogno di una professionalità  certificata, di reagenti che incidono per il 70 percento, di una segretaria che accetti, di un dattilografo che scriva, di un amministrativo che faccia i conti, di un locale, di energia elettrica, di manutenzione e di una serie interminabile di balzelli diretti ed indiretti. A questo si aggiunga che se per gustare un gelato devi prima munirti di scontrino alla cassa, per un referto delle urine, basta che ti presenti con una impegnativa ( un pezzo di carta) ……che ti rimborseranno non prima di tre quattro anni, quando va bene!
Ed allora.? Giu’ il cappello difronte a questa categoria che non solo lavora ad ogni ora del giorno ( e spesso della notte) assicurando un servizio di prim’ordine , ma deve pure sentirsi rimbrottare su ipotetici sprechi, favoritismi etc. etc.
Inoltre . Se il gelato non va bene, pazienza. Prova a sbagliare un sedimento urinario o un test qualunque: l’avvocato è pronto e la colpa medica con relativo risarcimento,  alla porta!
Le tariffe sono e restano vili . Non tengono conto della professionalità e dei rischi connessi. E come se ad un ingegnere per un progetto rimborsassimo solo il costo della carta e della matita utilizzata per i disegni!
Perché si lavora? Perché grazie a Dio sotto il camice bianco c’è un medico cui spesso basta la soddisfazione di sentirsi utile agli altri e l’essere gratificato dalla riconoscenza.
Gli utili ? Bassi, spesso erosi dal ricorso continuo al credito bancario.
I libri contabili del mio Istituto, come immagino quelli di altri, sono a disposizione di quel solerte giornalista sensazionalista perché faccia corretta informazione e non becera qualunqueria! (termine coniato dal sottoscritto ).
Sprechi rispetto al pubblico?
E dove sono? Lo stato paga solo le prestazioni eseguite. Non solo, ma si rifiuta di pagare, indebitamente arricchendosi, quelle rese fuori budget. Rese dai laboratori al suo posto. Chi avrebbe dovuto renderle se non le avessero fatte i privati? Il pubblico ( signor Presisente del tribunale dei malati)? e non avrebbero avuto lo stesso costo ? anzi di più , perché per fare le analisi devi comprare i reagenti e pagarli subito , mentre al privato le rimborsi dopo anni e anni!
Ed il denaro costa!
E veniamo ora al budget.
Una invenzione furba ed iniqua dello Stato per arginare la spesa ( dicono) . Consiste nell’assegnare ad ogni struttura un tetto di spesa al di la del quale non ti rimborsano. Fu assegnato nel 2003 abbattendo del 40 percento circa il fatturato di ogni struttura. Sic et simpliciter. La Legge stabiliva che, superato il tetto, andava applicata una tariffa abbattuta progressivamente. Il che autorizzava, di fatto, la continuazione dell’attività fino ad esaurimento della richiesta della popolazione. Non furono mai stabiliti gli abbattimenti. Da qui un contenzioso presso i TAR.
Questa politica dei budget è inaccettabile sito ogni profilo.
Innanzitutto non è in relazione a nessun parametro oggettivo. Per esempio il numero dei dipendenti. Come si può assicurare qualità e cura degli esami senza un ottimo rapporto tra numero di pazienti e dipendenti qualificati addetti?
Inoltre il budget assegnato costituisce da una parte una penalizzazione per chi vuole progredire ed una iniqua assicurazione per chi è e resta al palo, magari da tanti e tanti anni. Perchè lo Stato deve assicurare il lavoro a chi non sa conquistarsi  la fiducia del cittadino?
Quest’ultimo deve poter scegliere liberamente senza semafori o indicazioni.
Le garanzie le deve dare il professionista alla Stato, ai cittadini, e non viceversa.
Inoltre, come dovrebbe comportarsi il professionista al quale si rivolge il paziente fuori budget.? Deve chiudere ? Deve farsi pagare? De
ve inviare il paziente da un’altra parte? Magari, fuori Regione così il contribuente paga due volte?
Insomma, a questi quesiti la Parte Pubblica non ha mai risposto, limitandosi a dire che ” non ci sono risorse”,
La veritá sta da tante parti.
In passato c’è stato sicuramente chi ha approfittato di un carente sistema. Lo dimostrano le indagini condotte dal giudice Macri negli anni ottanta, che condussero a qualche chiusura. Oggi basterebbe poco. Per esempio stabilendo il reale fabbisogno della popolazione e mantenendo altissimo il controllo sulle strutture pubbliche e private. Chi pubblica i nomi dei propri dipendenti con accanto il numero di libretto di lavoro? Chi lavora nel pubblico di mattina e dal privato nel pomeriggio? Solo per dare qualche esempio.
Il budget. Pari per tutti? E perchè mai? Piuttosto lo si assegni in base alle reali potenzialità della struttura. I parametri? I metri quadri, le strumentazioni, i contributi Inps realmente versati, la qualificazione del personale, l’assenza di accordi sottobanco ( anche se rari). Un metodo? Indagini. Noi siamo e dobbiamo essere un libro aperto, chi ha qualcosa da nascondere, scompaia. Cambi mestiere.
Questa è legalità.
Non giovano nè i lamenti di Federico nè le rivendicazioni apodittiche. Devono parlare i numeri e le Leggi. E sopratutto gioverebbe l’intervento degli Ordini dei Medici. Un controllo sulla deontologia non fa mai male. Nell’intesse della Gente e di chi opera con onestà, correttezza, e nel rispetto degli altri.
E ci sarebbe tanto ancora da dire……

*Direttore Istituto “De Blasi” di Reggio Calabria

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