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Reggio: a Catonateatro, va in scena “L’aria del continente” di Nino Martoglio

17 Agosto 2011
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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catonateatroguarnieri

di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Una nuovissima, brillante, comica edizione di un classico immortale della commedia italiana. Al festival di Catonateatro, va in scena “L’aria del

continente” di Nino Martoglio, poeta e cultore del dialetto della sua Sicilia che ha scritto numerose opere in lingua dialettale, le due più famose, poi diventate film, “L’aria del continente” e “San Giovanni decollato”. Due ore di pura comicità nelle quali si presenta lo spaccato di un paese che ripete all’infinito i suoi stereotipi preferiti: il provincialismo, il modernismo ad ogni costo, l’esterofilia. Nonché un immancabile complesso d’inferiorità neppure troppo latente.

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Una pirotecnica proposta di spettacolo nel segno della qualità teatrale e del divertimento, affidata alla verve di due autentici purosangue: la magnetica Patrizia Pellegrino nei panni di Milla Milord sedicente figlia di un ufficiale e di una baronessa che della vita della “soubrette” conosce storia e retroterra e lo straordinario Enrico Guarneri nel ruolo di don Cola Duscio, un ricco possidente siciliano. L’attrice napoletana dà vita ad un personaggio nuovissimo: brillante, arguto, malizioso, sexy, ma sempre “vero”. Sarà lei ad introdurre il povero Cola, tornato in Sicilia dopo un intervento chirurgico effettuato a Roma, alle stravaganze di una presunta emancipazione sociale e morale. Nuovi usi, nuovissimi comportamenti, ma vecchi sospetti e vecchissime gelosie. Due mondi diversi, apparentemente destinati alo scontro, si incontrano e si mescolano sapientemente grazie alla brillante interpretazione degli attori. Gli atteggiamenti aperti della donna scandalizzano familiari e amici di Don Cola ma, anche, gli assidui clienti del circolo cittadino e, quando lo stesso Duscio scopre che la giovane, ritenuta, romagnola, addirittura “carrapipana è” lo tradisce, persino, col cognato e col nipote, di colpo, cancella la vernice di una spregiudicatezza soltanto esteriore. Ridotto a “puddicinedda cù jummu”, riaffiorano alcuni aspetti della sicilianità ombrosa e morbosa. Un duo perfetto che, affiancati da uno sforzo produttivo che comprende belle invenzioni scenografiche, costumi di grande presa visiva, musiche, che rimandano ai trascorsi del “Gran Varietà” e della “Rivista” e, soprattutto, da un’eccellente, quanto numerosa compagnia (composta da Vincenzo Volo, Cosimo Coltraro, Carmelo Di Salvo, Rosario Marco Amato, Mirella Petralia, Nadia De Luca, Mario Sapienza, Amalia Contarini, Pietro Barbaro, Gianni Fontanarosa e Ciccio Abela), ricrea una vicenda completa e modernissima, che ci aiuta a ridisegnare le promesse non mantenute della vita.

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La giovinezza perduta sempre troppo presto, l’amore che si è sognato da bambini. La felicità che non risiede né nelle cose, neppure nei luoghi, ma solo in altri esseri umani. “Figure, figurine, personaggi schizzati, abbozzati – spiega il regista Antonello Capodici – oppure completi, complessi, variegati che danno un senso ed un orientamento, non solo ai difetti degli isolani, ma anche alle pulsioni più profonde degli italiani in genere”. Il “Continente”, ritratto, più che come un luogo geografico, è una condizione dello spirito. Un Continente vagheggiato e sognato, quale meta ultima di uno “spleen”, di una nostalgia, di uno struggersi ed illanguidirsi. Un rapporto con il “luogo altro”, che invece di arricchire per converso, impoverisce. E’ la storia di Cola e Milla: la storia di due solitudini, di due maschere. Di due espressioni del ridicolo in quanto tale. Non per ragioni geografiche, o sociali, o censitarie. Ma perché il ridicolo è, in fondo, nel vivere stesso. Nelle sue convenzioni. Nelle sue assurde pretese. Forse, solo quando ci allontaneremo dai  pregiudizi e dalla soffocante ignoranza che inquina le nostre vite, potremo respirare la meravigliosa “Aria del Continente”.

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