
di Damiano Praticò – Il coraggio della denuncia. Un imprenditore, appartenente al quel pugno di eroi borghesi che non accettano il sopruso, ha fatto arrestare nella tarda mattinata di mercoledì il suo estorsore.
Sono stati i carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria a coordinare l’azione. Hanno tratto in arresto in flagranza di reato Giuseppe Fulco, classe ’71 pluripregiudicato, per estorsione aggravata in riferimento ai lavori di consolidamento della parete rocciosa sulla SS18, tra Scilla e Favazzina. Il criminale, legato alla cosca Nasone egemone sul territorio, richiedeva periodicamente, avvalendosi di violenta persuasione coercitiva, la somma di 6000€ pari al 3% dell’intero importo dei lavori.
L’indagine dei Carabinieri è sorta a seguito di due danneggiamenti subiti dalla ditta (siciliana), la quale opera in questo tratto stradale per conto dell’Anas Spa. Il primo atto intimidatorio risale al 18 marzo scorso quando l’azienda subiva l’incendio di un motocompressore da lavoro, con un danno stimato in 10000 euro. Il secondo è avvenuto dieci giorni dopo tramite la distruzione di circa mille metri di rete metallica che sarebbe servita per rafforzare la parete rocciosa sovrastradale, con una perdita superiore ai 15000€.
Il contesto oppressivo ed i ripetuti atti d’intimidazione hanno indotto l’imprenditore a non accettare ulteriormente tale stato di fatto. Quando Fulco, due giorni fa, si è ripresentato per ottenere nuovamente il pizzo, i Cc hanno prima filmato la scena del crimine, per poi intervenire ed arrestare il malvivente, il quale non ha opposto resistenza.
Il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Michele Prestipino, durante la conferenza stampa organizzata per mostrare i dettagli dell’operazione, si è soffermato sul fatto che “la presenza di una denuncia, da cui è scattata l’azione, è un dato molto rilevante. Oltre a ciò, è stata d’importanza capitale la capacità d’interloquire con la persona vittima del reato. Il contesto in cui si svolgeva l’estorsione – ha detto – è tipicamente mafioso. E’ un ‘lavoro’ che segna il territorio e radica la presenza asfissiante della cosca. Tali avvenimenti si ripetono, purtroppo, molto spesso. Ma, come è già accaduto, alcuni imprenditori non chinano la testa, non accettano questo clima, denunciano e proseguono il loro lavoro“.
Il colonnello Pasquale Angelosanto ha elogiato “l’organizzazione dell’attività operativa finalizzata alla cattura“.
Al momento dell’arresto, Fulco aveva con sè, oltre ai 6000€ di pizzo che sono stati restituiti al proprietario, un coltello a serramanico, detenuto illegalmente, con lama di circa dieci cm. Dovrà rispondere, dunque, anche del reato di “porto illegale di arma da taglio e punta atto ad offendere” ai sensi della normativa sul porto d’armi.
L’indagine dei Carabinieri è sorta a seguito di due danneggiamenti subiti dalla ditta (siciliana), la quale opera in questo tratto stradale per conto dell’Anas Spa. Il primo atto intimidatorio risale al 18 marzo scorso quando l’azienda subiva l’incendio di un motocompressore da lavoro, con un danno stimato in 10000 euro. Il secondo è avvenuto dieci giorni dopo tramite la distruzione di circa mille metri di rete metallica che sarebbe servita per rafforzare la parete rocciosa sovrastradale, con una perdita superiore ai 15000€.
Il contesto oppressivo ed i ripetuti atti d’intimidazione hanno indotto l’imprenditore a non accettare ulteriormente tale stato di fatto. Quando Fulco, due giorni fa, si è ripresentato per ottenere nuovamente il pizzo, i Cc hanno prima filmato la scena del crimine, per poi intervenire ed arrestare il malvivente, il quale non ha opposto resistenza.
Il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Michele Prestipino, durante la conferenza stampa organizzata per mostrare i dettagli dell’operazione, si è soffermato sul fatto che “la presenza di una denuncia, da cui è scattata l’azione, è un dato molto rilevante. Oltre a ciò, è stata d’importanza capitale la capacità d’interloquire con la persona vittima del reato. Il contesto in cui si svolgeva l’estorsione – ha detto – è tipicamente mafioso. E’ un ‘lavoro’ che segna il territorio e radica la presenza asfissiante della cosca. Tali avvenimenti si ripetono, purtroppo, molto spesso. Ma, come è già accaduto, alcuni imprenditori non chinano la testa, non accettano questo clima, denunciano e proseguono il loro lavoro“.
Il colonnello Pasquale Angelosanto ha elogiato “l’organizzazione dell’attività operativa finalizzata alla cattura“.
Al momento dell’arresto, Fulco aveva con sè, oltre ai 6000€ di pizzo che sono stati restituiti al proprietario, un coltello a serramanico, detenuto illegalmente, con lama di circa dieci cm. Dovrà rispondere, dunque, anche del reato di “porto illegale di arma da taglio e punta atto ad offendere” ai sensi della normativa sul porto d’armi.





