
di Claudio Cordova – Solo tre assoluzioni in appello nel processo “Alba e tramonto”, scaturito dall’omonima operazione, eseguita dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta da Renato Cortese, che andò a colpire un articolato traffico di sostanze stupefacenti
che aveva base operativa nella Piana di Gioia Tauro, ma con ramificazioni nelle diverse province calabresi, in Puglia, Piemonte, Toscana e Lazio.
La Corte d’Appello di Reggio Calabria (Lilia Gaeta presidente, Natina Pratticò e Daniele Cappuccio a latere) ha assolto Silvano Cimino e Alessandro Vitti, condannati in primo grado a quattro anni di reclusione ciascuno (assolti perché il fatto non costituisce reato) e Silvio Borgese (assolto per non aver commesso il fatto), che in primo grado aveva rimediato otto anni di reclusione, per quest’ultimo la Corte ha ordinato l’immediata scarcerazione se non detenuto per altra causa.
Per il resto degli imputati, invece, leggere riduzioni di pena (Alfredo Lombardo passa da quattordici a dieci anni di reclusione, Sebastiano Bruzzese da dieci a otto anni, Francesco Pizzata da sei a quattro anni, Massimo Bevilacqua da cinque anni a quattro anni e quattro mesi, Giuseppe Trimarchi da quattordici anni a tredici anni e quattro mesi, Velio Borgese da dieci a nove anni, così come Tullio Squillace) e pene confermate così come deciso, il 19 gennaio 2010, dal Gup di Reggio Calabria Francesco Petrone: Nicodemo Angiolini, sei anni e sei mesi di reclusione; Francesco Cullari, otto anni; Orazio Ierace, otto anni; Cosimo Renelli, otto anni; Cristian Sergio, otto anni; Davide Sorbara, sei anni e sei mesi.
L’indagine, coordinata, dal pubblico ministero Roberto Di Palma, andò a colpire un gruppo che sarebbe stato capace di una grossa rete di spacciatori che si muovevano con disinvoltura nella Piana di Gioia Tauro, rifornendo piccoli e grandi centri di eroina e marijuana. Ha retto, dunque, l’impianto accusatorio che in appello era rappresentato dal sostituto procuratore generale Franco Mollace.




