di Giusy Zaccone – “Ai giovani dico di studiare per non farsi fregare dagli adulti. Studiate, attrezzatevi culturalmente, non siate mediocri”. Queste le parole pronunciate
ieri sera da Nicola Gratteri, magistrato italiano e adesso Procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria, durante il “Primo Marzo 2011” svoltosi a Villa San Giovanni. La Piazza Valsesia della città ieri ha ospitato una serie di iniziative che hanno avuto il compito di sensibilizzare i calabresi sul tema della ‘ndrangheta ed esortare all’unità tra Nord e Sud nella lotta contro questa piaga. Attraverso dei tavoli tematici allestiti all’interno della Scuola Elementare Giovanni XXIII di Villa S. Giovanni, i gruppi di discussione si sono confrontati nel mettere nero su bianco proposte di rinnovamento e di sviluppo per rinforzare l’attività e il campo d’azione dell’Alleanza per la Locride e la Calabria.
Da Reggio Emilia (lo scorso anno è stato il capoluogo emiliano a rendersi protagonista dei progetti dell’Alleanza) a Villa San Giovanni: un asse lungo quasi tutta la Penisola per sollecitare alla costruzione di democrazia e libertà attraverso accordi e iniziative concrete. Intorno alle ore 18.00 Gratteri arriva in piazza invitato dalle personalità del Consorzio Sociale Goel, mente organizzativa dell’evento, e comincia a parlare faccia a faccia al pubblico di villesi ed emiliani sottolineando il fatto di non aver preparato alcun discorso. Ispirato dagli sguardi attenti di adulti e ragazzi, il procuratore afferma di essere contento di vedere ‘un esempio di antimafia dei fatti e non delle parole’. Una regione, la Calabria, spesso poco valorizzata e spesso collegata solo a fatti di cronaca, sfruttata dalle organizzazioni criminali e sottovalutata dai calabresi stessi. È importante dimostrare che per quanto riguarda la Calabria non bisogna parlare solo di mafia, ma che i suoi abitanti sono capaci di agire e di costruire idee positive. E lo sa bene Nicola, impegnato da anni come magistrato nella lotta contro la ‘ndrangheta e sotto scorta dal 1989. L’autore di libri come “Fratelli di sangue”, “La Malapianta” e “La giustizia è una cosa seria”, presentati anche in televisione più volte durante la trasmissione di RaiTre “Che tempo che fa”, è probabilmente colui che conosce meglio l’attività e le distorsioni del sistema penale e investigativo che permette al grande gruppo mafia di proliferare in Italia.
Si parla tanto in questo periodo di Unità d’Italia: il 17 Marzo ricorre proprio l’anniversario dell’insediamento del primo Parlamento italiano. 150 anni sono passati da quel primo esempio di volontà di costruire una nazione all’insegna dell’uniformità e del senso di italianità; non senza dolori e malcontenti, ci insegna la storia. Gratteri, anche lui, ci parla di Unità della nazione, quando si rivolge al pubblico e si rende conto che il progetto è portato avanti da persone molto lontane fisicamente ma vicine negli obiettivi: “L’importante è rimanere uniti e collegati agli amici del Nord. [..] Questo è un esempio concreto di Unità d’Italia, a parte le manifestazioni che si stanno facendo. Questa sera è la prova di cos’è l’unità attraverso lo scambio reciproco.” In una giornata come quella di ieri, era impossibile non respirare il profumo della fratellanza: tutti i presenti sono scesi in piazza per trasmettere dei valori, per scambiarsi delle idee, per dimostrare di non essere passivi di fronte alle problematiche. Uniti per lo sviluppo dall’arte, dal lavoro onesto, dalla musica, Nord e Sud hanno imparato certamente qualcosa l’uno dall’altro, hanno imparato ad essere una cosa sola quando troppo spesso la classe politica nazionale insiste nel volerli separare.
“Studiate la storia, la geografia, la filosofia, l’italiano.. il dramma di oggi è quello di una classe dirigente ignorante. Stiamo pagando il lassismo dei decenni passati. È ora di invertire la rotta: è finito l’assistenzialismo, e l’assistenzialismo è finito perché sono finiti i soldi. Giovani, cercate di sganciarvi dall’idea dell’impiego pubblico, delle raccomandazioni. I concorsi non li vincono solo i raccomandati, ma si vincono attraverso la preparazione. Studiate e ce la farete”. Alla fine del suo discorso, Gratteri torna ad esortare i giovani allo studio, uno studio preparato e capace di far fronte ai problemi del mercato del lavoro. Uno studio che serve a combattere la raccomandazione, la corruzione e la superficialità della società. Un messaggio importantissimo al giorno d’oggi, visto che molti ragazzi pensano che la laurea sia un percorso da intraprendere per passatempo, o la conclusione del ciclo di studi che va portato a termine per rendere soddisfatti mamma e papà. Gratteri ci riporta a pensare alla laurea come ad uno strumento per farsi spazio nella parte onesta del mondo, e come ad uno sforzo che serve a fare la differenza rispetto alla generazione precedente: una generazione che ha dato un cattivo esempio, e che ha lasciato ai suoi figli una situazione peggiore di quella che avevano ereditato dai loro padri.
“La vita è difficile e dura, ma bellissima”, dice Gratteri, e aggiungo io “facciamo il nostro meglio per renderla anche preziosa”.
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