
di Giusva Branca – E però le cose strane continuano, gli accadimenti inquietanti si susseguono, il silenzio generale è sempre più assordante.
Abituarvisi? Certo, possibile, forse probabile, ma noi non ci riusciamo, deve essere colpa di un qualche gene di pazzia o, più semplicemente, di una sorta di sindrome da “rompicoglioni da ricerca della verità”.
E allora ricominciamo, daccapo e con pazienza, con la consapevolezza che in pochi apprezzeranno lo sforzo, ma sono numerosi anche coloro i quali mi avrebbero preferito biondo e con gli occhi azzurri…se ne faranno una ragione anche loro.
L’intimidazione subita ieri sera dalla famiglia Filianoti, attraverso una tanica colma di benzina lasciata davanti ai locali in uso a Walter, tiene accesi i riflettori su un caso – l’omicidio di Giovanni Flilianoti, vecchio di tre anni ormai, tre anni di silenzi e di immobilismo – più torbido che strano e rispetto al quale le verità stentano (eufemismo) a venire a galla.
Chi ha ucciso Giovanni Filianoti? A quali richieste non si piegò per “meritarsi” una morte di quella fatta?
Quale inconfessabile e torbido sistema ha rappresentato lo scenario all’interno del quale maturò l’omicidio?
Come entrano le attività assicurative e/o immobiliari di una persona pulita in un contetso di ‘ndrangheta? Che nesso c’è tra la morte di Filianoti e l’indagine sulle società immobiliari che sembrava dovesse sviluppare altri capitoli?
E, infine, chi e cosa vuole ancora dalla famiglia Filianoti? Quale attività della famiglia – tesa ancora alla richiesta continua della verità sull’omicidio – diventa spunto di fastidio al punto da ricevere ancora minacce?
Quante domande e per quanto tempo ancora resteranno senza risposta?
All’indomani dell’omicidio da queste colonne titolammo che più si alza il tiro e più si allarga il campo.
Il tempo ha dimostrato che più si allarga il campo e più è difficile venirne a capo…




