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Le mani del clan Tegano anche sull’attività di pulizia dei treni: sotto controllo assunzioni e licenziamenti

28 Settembre 2010
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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operazioneagathos

di Claudio Cordova – La Società Cooperativa “New Labor”, associata al “Consorzio Kalos”

e incaricata da Trenitalia di gestire la manutenzione e la pulizia dei convogli ferroviari presso la

stazione di Reggio Calabria, sarebbe stata, di fatto, nelle mani della potente cosca Tegano, egemone nel rione Archi, zona nord della città. La ‘ndrina, infatti, avrebbe assunto, da tempo, il controllo dell’attività economica, decidendo su assunzioni e licenziamenti delle maestranze e richiedendo una tangente mensile non inferiore alle 20mila euro.

 

A stroncare l’affare, in corso anche in questo periodo, è stata la Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta da Renato Cortese, che, su input della Dda, ha dato esecuzione a cinque provvedimenti di fermo, nei confronti di altrettanti presunti affiliati alla cosca. Sarebbe stato Michele Crudo, 33enne genero del boss Giovanni Tegano, ad assumere il controllo della cosca dopo l’arresto del vecchio patriarca, avvenuto lo scorso 26 aprile in contrada Batìa di Terreti. Proprio Crudo, dopo la cattura del superlatitante, avrebbe curato i rapporti con la società avente sede legale a Brugherio, in provincia di Milano, ma di proprietà di un imprenditore di origini pugliesi.

 

L’indagine “Agathos”, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Lombardo, è una diretta prosecuzione dell’operazione che portò all’arresto del 71enne Tegano, attualmente detenuto in regime di 41bis. Così la Squadra Mobile avrebbe stroncato una delle fonti di reddito più importanti della cosca, che avrebbe messo in atto un controllo capillare sulla “New Labor” che, dal 2008, si occupa della pulizia dei treni: “In una città come Reggio Calabria, dove il lavoro manca, una cosca che riesce a gestire il destino di circa duecento lavoratori ha un potere eccezionale” spiega il dirigente della Squadra Mobile Diego Trotta, che ha eseguito l’arresto di Tegano, mesi fa, e i fermi odierni.

 

Insomma, l’operazione odierna è l’ennesima dimostrazione del costante controllo del territorio della ‘ndrangheta che distribuendo, di fatto, posti di lavoro, si accaparra simpatia e consenso presso la cittadinanza, in una terra povera di opportunità come la Calabria.

 

Attraverso una serie impressionante di intercettazioni telefoniche, gli investigatori sarebbero riusciti a tracciare i flussi di denaro, consegnati con cadenza mensile: in due casi, peraltro, attraverso controlli apparentemente casuali, gli agenti della Polizia, trovarono alcuni indagati in possesso delle somme precedentemente estorte. Il pagamento delle tangenti sarebbe avvenuto inizialmente a Reggio Calabria, poi, per evitare la morsa degli investigatori, gli indagati si sarebbero spostati anche a Roma e a Milano: la stessa ditta, peraltro, avrebbe pagato la “tassa” anche a Roma e a Bari, foraggiando, quindi, la criminalità locale.

 

L’intervento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, retta da Giuseppe Pignatone, arriva dunque a business ancora in corso, ma vi è incertezza su tempi e modi del primo approccio della cosca nei confronti della società. Quella che appare certa è la costante presenza del clan Tegano nell’affare, attraverso il piazzamento di elementi vicini al sodalizio criminale tra la manovalanza delle società che, negli anni, si sono susseguite nei lavori di pulizia dei treni.

 

Un giro di denaro che non si sarebbe fermato nemmeno dopo la cattura del boss Giovanni Tegano. La cosca, infatti, avrebbe subito individuato in Michele Crudo, genero del capobastone, il reggente. E, attraverso questa opera di rigenerazione, il traffico di tangenti non avrebbe subito alcun rallentamento: “E’ importante che l’attività investigativa sia andata a fondo, ben oltre la cattura del latitante” spiega il capo della Squadra Mobile, Renato Cortese. Ai cinque indagati viene contestato il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso; contestualmente ai fermi, gli agenti della Polizia hanno effettuato una serie di perquisizioni nelle sedi della “New Labor”, dislocate a Milano e a Roma.

 

La “New Labor”, come detto, è associata al “Consorzio Kalos” che gestisce anche la Carma Srl Multiservizi e la Fonema Srl. La “New Labor”, come è possibile leggere visitando il sito ufficiale “propone l’attività di raccolta, selezione, stoccaggio provvisorio di rifiuti industriali, assimilabili agli urbani, tossici e nocivi, speciali; l’organizzazione dei servizi di magazzinaggio e movimentazione dei depositi a custodia; il trasporto e il trasloco in genere di imballaggi; l’assunzione di lavori di pulizia in genere; lavori di piccola manutenzione e ristrutturazione di impianti idrosanitari ed elettrici; istituire o gestire cantieri, stabilimenti, officine, impianti e magazzini necessari per l’espletamento delle attività sociali su tutto il territorio nazionale”.

 

Un’azienda di natura nazionale, finita nella ragnatela della cosca Tegano.

 

Oltre alla figura di Crudo, un ruolo preminente sarebbe stato rivestito anche da Giancarlo Siciliano, arrestato, ad aprile, insieme a Tegano. Gli altri soggetti colpiti dal provvedimento di fermo, emesso a causa del pericolo di fuga e della reiterazione del reato, sono Roberto Moio (classe 1964), Domenico Polimeni (classe ’76), Stefano Polimeni (classe ’87) e Davide Carmelo Polimeni (classe ’74). I tre Polimeni, peraltro, sono fratelli di Carmine Polimeni, arrestato ad aprile in qualità di favoreggiatore del boss.

 

Risultano indagati, allo stato attuale, altri sette soggetti, tra cui lo stesso Giovanni Tegano. L’Ufficio di Procura chiederà adesso che i cinque fermi siano tramutati in ordinanze di custodia cautelare in carcere: a decidere sulla richiesta sarà il Gip di Reggio Calabria.

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