
di Claudio Cordova – I magistrati del distretto di Reggio Calabria, minacciati, a vario titolo, dalle cosche di ‘ndrangheta, provano a serrare i ranghi per difendersi dall’offensiva della criminalità organizzata, mai così eclatante come nel 2010.
L’assemblea aperta, promossa dall’Associazione Nazionale Magistrati, ha quindi lo scopo di portare la solidarietà ai giudici minacciati, in particolare al Procuratore Generale Salvatore Di Landro, ma anche di fornire proposte concrete per superare il momento di tensione. Un’iniziativa che viene plaudita anche dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che fa pervenire una propria missiva ai promotori dell’incontro: “Auspico proposte condivise – scrive il Capo dello Stato – ed esprimo vivo apprezzamento alla magistratura calabrese e alle forze dell’ordine che operano con tenacia e intelligenza”.
Ad aprire i lavori è il presidente della Giunta territoriale dell’Anm, Rodolfo Palermo: “La magistratura non si farà intimidire – afferma con forza – ma servono strumenti per operare quotidianamente”. In riva allo Stretto, per sottolineare la propria vicinanza ai colleghi minacciati, arriva anche il presidente nazionale dell’Anm, Luca Palamara: “Siamo qui per capire cosa stia accadendo in Calabria e ai suoi magistrati, i colleghi non saranno mai soli” dice. Palamara analizza il fenomeno e prova a formulare delle proposte: “Non siamo più di fronte a un caso isolato, ma a episodi seriali – aggiunge – e vogliamo che il problema Calabria sia trattato nella normalità, come fatto in Sicilia. Chiediamo quindi una riforma della geografia giudiziaria, oltre a nuovi mezzi e risorse”.
Poi la stoccata al Governo: “La politica deve dare sostegno alla magistratura, abbiamo bisogno di non essere costantemente delegittimati”. E se il presidente della Camera, Gianfranco Fini, esprime, in una missiva “gratitudine alla magistratura”, il suo ex delfino, il Governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti parla di “un’azione di destabilizzazione messa in atto a partire dal 3 gennaio, con l’attentato alla Procura Generale di Reggio Calabria”. Poi il Presidente della Giunta Regionale passa agli annunci: “Ho sentito il ministro della Difesa, Ignazio La Russa – dice -, che si è detto disponibile all’invio a Reggio di alcuni militari per presidiare i luoghi strategici. Inoltre, entro metà ottobre, la Regione proporrà 30-40 dipendenti interinali per gli uffici giudiziari”.
Dopo la lettura della missiva inviata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, e gli interventi del sindaco facente funzioni di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa, il Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, definisce il problema delle organizzazioni criminali “un problema non solo del sud, ma nazionale e internazionale”. Grasso, che sottolinea come la Calabria sia sempre stata al centro del suo operato, a partire dall’incarico, ricevuto in concomitanza dell’omicidio Fortugno, parla di “persecuzione nei confronti di Di Landro”.
E poi tocca proprio al Procuratore Generale, Salvatore Di Landro, vittima, negli ultimi nove mesi, di tre atti intimidatori: “C’è stata una interpretazione riduttiva della mia situazione – dice con amarezza – non bastano interventi di breve respiro, auspico che possano essere individuati i responsabili di tali gesti”.
Il Presidente del Tribunale, Luciano Gerardis pone in evidenza i risultati ottenuti dalla magistratura reggina, a fronte di scoperture di organico “che si aggirano intorno al 30%”. Il Procuratore Capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone assicura invece “piena collaborazione con la Procura di Catanzaro (che indaga sui fatti riguardanti i giudici reggini, ndi)”. Pignatone ha poi puntato l’attenzione sulle collusioni e le connivenze: “Sono necessarie e fondamentali per la ‘ndrangheta, senza di esse le cosche non sarebbero forti”. Durissimo anche l’intervento del Procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo, vittima di un’intimidazione nelle scorse settimane: “Alcuni hanno deciso di mettere sotto scacco le istituzioni – dice – ma adesso deve finire il tempo della sottovalutazione e del torpore collettivo. Se le coscienze si risvegliano la svolta sarà irreversibile. Lo dicono anche i mafiosi intercettati: se la gente si ribella, per noi è finita”.
Nell’aula del Cedir tanti politici. Quasi tutti ascoltano, senza intervenire pubblicamente. Per fortuna.




