Era stato il bersaglio delle nuove dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Paolo Iannò. Bruno Crucitti, imputato nell’ambito del processo “Testamento”, che si celebra al cospetto della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Reggio Calabria (Pedone presidente,
Ferraro e Vicedomini a latere), è considerato dall’accusa l’imprenditore della cosca Libri di Cannavò, alla sbarra nel procedimento. Oggi, i due legali di Crucitti, Nico D’Ascola e Francesco Calabrese, hanno richiesto l’assoluzione per i reati contestati al titolare della Real Cementi (accusato di associazione mafiosa ed estorsione mafiosa).
L’avvocato D’Ascola ha definito “inutilizzabili” le dichiarazioni di Iannò: “Non è possibile verificare le parole di Iannò, che, peraltro, ha un passato criminale nello schieramento avverso ai Libri. Le sue sono solo ipotesi e congetture”. L’arringa di D’Ascola, che aveva già concluso prima del nuovo interrogatorio di Iannò, è volta a smontare le accuse dell’ex killer della cosca Condello: “E’ stato smentito dal geometra Federico – dice – che è da considerare più attendibile. Peraltro Iannò non ha conoscenze oltre il 2002 e nel periodo a cui si riferiscono le sue accuse, Crucitti fu assolto dall’associazione mafiosa”.
La richiesta di riascoltare Iannò era arrivata, da parte del pm Lombardo, proprio a metà dell’arringa difensiva dell’avvocato Calabrese, che oggi ha ripreso la parola: “Non c’è nessuna prova – dice – che l’opera di Crucitti sia da ricondurre a condotte mafiose. Il controllo che in quegli anni operava don Mico Libri è sbalorditivo, si interessava di tutto, compresi gli affari economici. Ebbene, don Mico Libri non chiede mai conto di Crucitti”.
L’avvocato Calabrese si sofferma poi sulla presunta estorsione subita da Sartiano, un abitante di Cannavò, cui sarebbe stato imposto di comprare il cemento da Crucitti per i lavori della propria abitazione: “Crucitti è uno strumento inconsapevole che la cosca usa per esercitare il potere. Peraltro il nome di Crucitti viene fatto in alternativa a quello di Zema, la cui posizione è stata stralciata. Non c’è prova della consapevolezza di Crucitti”.
Dopo aver richiesto l’assoluzione per il reato di estorsione, Calabrese si è soffermato sulla contestazione associativa: “Dopo il sequestro della ditta, i profitti non sono diminuiti, ma aumentati. Crucitti a Cannavò raccoglieva commesse non oltre il 10% del proprio fatturato”. Secondo il legale, Crucitti, dunque, sarebbe da assolvere: “L’ex killer dei De Stefano (consorteria alleata dei Libri, ndi), Fracapane, afferma di non conoscere Crucitti. Iannò è stato smentito, racconta fatti non veri, come la circostanza che Crucitti avesse una cava. Abbiamo dimostrato la falsità delle sue affermazioni”.
Claudio Cordova




