
di Claudio Cordova – Al via presso la Seconda Sezione Penale del Tribunale di Reggio Calabria, presieduta da Olga Tarzia, il processo a Gioacchino Campolo, imputato per il reato di estorsione. Si tratta di uno stralcio dell’inchiesta, più ampia, riguardante i
presunti reati di tipo patrimoniale che l’imprenditore avrebbe compiuto tramite la propria ditta individuale A.R.E., leader nel settore dei videopoker.
Campolo, arrestato dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria il 13 gennaio 2009, deve di rispondere di tre estorsioni, due delle quali aggravate dall’articolo 7, che punisce le modalità mafiose.
Il pubblico ministero Beatrice Ronchi in apertura ha formulato le proprie richieste di prova che si baseranno su intercettazioni telefoniche e ambientali, effettuate anche nel carcere dove Campolo è detenuto. L’accusa si dovrebbe avvalere anche delle dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, Fiume, Iannò e Fracapane, che fornirebbero particolari sui presunti rapporti dell’imprenditore con la criminalità organizzata. Sulla vicenda, peraltro, l’accusa ha presentato delle intercettazioni telefoniche in cui i boss Mario Audino e Mico Libri parlerebbero, con altri soggetti, proprio di Gioacchino Campolo.
Lo stesso Campolo, assistito dagli avvocati Calabrese e De Stefano, verrà escusso. L’imputato, peraltro, in apertura di udienza aveva preannunciato la volontà di rendere dichiarazioni spontanee. Un proposito ritirato dopo un breve colloquio con i legali.
L’analisi introduttiva è stata affidata poi al maresciallo del Gico della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, Giuseppe Panzera, che ha coordinato le indagini sull’imprenditore. Secondo quanto riferito dal militare gli accertamenti su Campolo si sono dipanati in tre direzioni: il presunto utilizzo illecito delle macchinette della ditta A.R.E., i presunti rapporti dell’imputato con la criminalità organizzata e le presunte modalità estorsive messe in atto dallo stesso Campolo nei confronti di alcuni dipendenti, costretti a firmare, sotto minaccia di licenziamento, buste paga con cifre superiori al reale contributo erogato.
Quest’ultima parte riguarda, quindi, il reato di estorsione semplice. A Campolo, però, il pm Ronchi contesta anche due estorsioni con l’aggravante mafiosa e, in particolare, quella che l’imprenditore avrebbe messo in atto, con la collaborazione del defunto boss Mario Audino, nei confronti di Vincenzo Morabito, ai tempi proprietario del “Ritrovo Morabito”, nei pressi degli Ospedali Riuniti. Lo stesso Morabito si è costituito parte civile nel processo.
Nella prossima udienza giungerà in aula il perito Di Maria, che si occuperà delle intercettazioni proposte nel processo. Il Tribunale dovrebbe anche sciogliere le riserve sul soprannumero e l’effettiva utilità dei testimoni citati dagli avvocati di Campolo.




