
di Claudio Cordova – La cocaina la chiamavano “sessè” e, con essa, rifornivano gran parte dei tossicodipendenti di Gioiosa e Marina di Gioiosa Ionica, anche rampolli di buona famiglia.
I Carabinieri della Compagnia di Roccella Jonica, sotto la direzione del Gruppo di Locri, coadiuvata dalle Compagnie di Bianco e Locri, hanno dato esecuzione a 13 ordinanze di custodia cautelare, di cui 7 in carcere e 6 al regime degli arresti domiciliari, con 13 decreti di perquisizioni locali, nei confronti di altrettanti soggetti, gravitanti nell’ambito della criminalità comune di Marina di Gioiosa Jonica (RC).
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Locri, retta dal procuratore Carbone, in particolare dal sostituto Giorgia De Ponte (adesso trasferita ad altri incarichi). L’indagine, avviata nell’estate del 2009, si è avvalsa di una incessante attività di intercettazione, accanto alle dinamiche tradizionali, caratterizzate dalle fasi di appostamento e osservazione: “I soggetti interessati sono soprattutto giovani nullafacenti alla ricerca di facili guadagni” spiega il procuratore Carbone.
L’indagine ha permesso di rivelare come la distribuzione della cocaina fosse quasi completamente nelle mani di personaggi di etnia rom. Tali soggetti, attraverso un linguaggio convenzionale e criptico, cercavano di dissimulare le loro attività illecite, chiamando la coca “sessè” (da qui il nome dell’indagine), segnalando ai loro complici la presenza in zona dei Carabinieri, appellandoli “Bagnuleri” e, in alcune circostanze, parlavano delle consegne delle dosi riferendosi a kg di pesce ovvero a materiale dell’edilizia ed altro, con formule verbali assai difficili da decifrare. Così il Giudice per le Indagini Preliminari, che ha convalidato gli arresti, definisce le modalità con cui comunicavano i soggetti indagati: “In particolare, le conversazioni tra gli aderenti al narcotraffico, tenute con mezzi di comunicazione consistenti quasi sempre in apparecchi telefonici soprattutto mobili, per adesione e condivisione dell’attività delittuosa svolta nel settore del traffico di stupefacenti, vengono consapevolmente camuffate, gergalizzate, dissimulate con l’uso di metafore ed allusioni, mimetizzate, adattate alle convenzioni dei trafficanti con forme d’eloquio ellittico, espressioni monche, rarefatte nei contenuti, estremamente lapidarie. Di conseguenza, le parole di un siffatto idioma vanno lette e calate nel loro contesto, non solo verbale e non solo occasionale, ma in quello logico e d’insieme dell’intera vicenda criminosa in cui vanno ad inserirsi. Più nello specifico, i dialoghi, studiatamente stringati, fino a ridursi all’essenziale della domanda, appena formulata, e della risposta di conferma o di negazione, linguisticamente eterogenei ma ragionevolmente criptici, sfuggono ad una mera interpretazione letterale, non valida se limitata alla singola parola, perché sovrastata dal senso logico nel contesto interpersonale, di tempo, di luogo, soprattutto nell’insieme sistematico della comunicazione intervenuta”.
Le dosi di coca venivano direttamente consegnate al domicilio dei consumatori che, in alcuni casi, cedevano anche la loro carta bancomat per i pagamenti. “La comunità rom, quindi, era perfettamente integrata – spiega ironicamente il Comandante di Locri, Valerio Giardina – e avendo scoperto questo commercio di coca è facile spiegarsi perchè certe cose accadano, soprattutto il sabato sera”.
E’ ancora in fase di accertamento da chi si rifornissero i rom, ma uno degli arrestati, Nicola Alì, viene indicato dagli investigatori come un elemento vicino alle cosche del luogo (la famiglia Ierinò, ndi).
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati circa 500 gr di cocaina, 100 gr di Marijuana, 200 gr di sostanza da taglio e 4 bilancini di precisione, ma anche 4 pistole semiautomatiche, un revolver, una pistola elettrica, un giubbetto antiproiettile e circa 200 cartucce per pistola, di vario calibro. Gli uomini del capitano Giglio e del tenente Orlando hanno anche sequestrato 16.500 euro, tra titoli e contante.
Gli arrestati/indagati sono:
In carcere:
1) STILLISANO Antonio cl.1983, residente a Marina di Gioiosa Jonica,;
2) AGOSTINO Saverio cl.1988, residente a Marina di Gioiosa Jonica;
3) LOMBARDO Giuseppe, inteso “Zì Nandì”, cl.1950, di Marina di G.J.;
4) LATTARULO Carlo cl. 1969, residente a Roccella Jonica;
5) BERLINGERI Guerino Rocco, cl.1978, residente a Marina di Gioiosa Jonica;
6) BEVILACQUA Antonio nato cl.1984, di Marina di Gioiosa Jonica;
7) ALI’ Nicola Antonio, inteso “il pazzo”, cl.1953 di Gioiosa Jonica (già detenuto perché arrestato in flagranza di reato).
Ai domiciliari:
8) TOTINO Rocco cl. 1986, residente a Marina di Gioiosa Jonica;
9) BEVILACQUA Marco, inteso “u Baccu”, cl. 1982, di Marina di G.J.;
10) FANTO’ Renato cl.1984, residente a Marina di Gioiosa Jonica;
11) PEZZANITI Danilo cl. 1985, residente a Marina di Gioiosa Jonica;
12) BEVILACQUA Davide cl.1988, residente a Marina di Gioiosa Jonica;
13) AGOSTINO Fabio, inteso “U’nociu”, cl.1980, residente a Marina di Gioiosa Jonica.




