
“A ragionarci bene, non penso che il male principale della nostra Calabria sia la ‘ndrangheta. Penso che il male primario, da cui discendono tutti gli altri, sia il silenzio”. Questa è la frase simbolo delle storie raccontate
da Paola Bottero in “ius sanguinis”(edizioni Città del sole), il romanzo che per primo ha raccontato la tragedia di Gianluca Congiusta (nella foto), imprenditore sidernese ucciso dalla ‘ndrangheta il 24 maggio 2005. Quel silenzio è stato rotto, e continuerà a essere rotto con voci sempre più forti. A partire dalle voci, ma anche dai silenzi che animano il film-documentario “La Guerra di Mario”, prodotto da Asimmetrici Video, la cui prima proiezione assoluta è prevista per martedì 16 febbraio, alle ore 17, a Reggio Calabria (Sala convegni del Palazzo della Provincia, Piazza Italia.
Vincenzo Caricari, regista del film, Tonino De Pace, presidente del Circolo del Cinema Zavattini, Paola Bottero, scrittrice e autrice di “ius sanguinis” e Bernardo Migliaccio Spina, produttore, regista e attore, guidati dalla moderatrice Manuela Iatì, giornalista di Sky Tg24, commenteranno a caldo l’intenso lavoro del giovane regista sidernese.
“Non avevo un obiettivo preciso, quando ho iniziato a “girare”” racconta Vincenzo Caricari, che prosegue: “L’unico obiettivo reale e visibile era quello della telecamera che ho iniziato a puntare sulla quotidianità di un padre che non volevo lasciare solo. Un padre che chiedeva, pretendeva giustizia dopo essere stato derubato per sempre del figlio. L’obiettivo che riprendeva l’inizio della sua guerra aveva una meta e una direzione: raccontare. Raccontare per spezzare il silenzio. Raccontare per non diventare complice della ‘ndrangheta, per non essere anch’io uno dei tanti che permettono, con il proprio silenzio e gli occhi abbassati sull’asfalto, di continuare a contare i nostri morti. Conoscevo Gianluca. Lo dovevo prima di tutto a lui, poi alla sua famiglia e a Mario. Ma lo dovevo, e me ne accorgevo man mano che cresceva la quantità di girato, a me stesso, alla mia terra, a chi non vuole arrendersi, e cerca costantemente un modo per dare il proprio contributo. Posso dire, oggi, che l’obiettivo del lavoro coincide totalmente con quello della telecamera. Me ne sono accorto quando ho smesso di girare ed ho iniziato a montare il film-documentario. Dentro il mio racconto c’è tutto: l’indignazione, la rabbia, l’impotenza. Basta dare spazio a quelle immagini: parlano da sole, urlano più di qualsiasi accusa. Più di qualsiasi parola. Il silenzio è il vero male che dobbiamo vincere, per riappropriarci della nostra terra”.
“Le immagini de “La guerra di Mario”» spiega il produttore, Bernardo Migliaccio Spina “spezzano quel silenzio che non vogliamo più ascoltare, raccontando come la quotidianità di ciascuno di noi possa trasformarsi, irrimediabilmente e in una notte di maggio, e restituire altre dimensioni, altre priorità, altre mete. Vincenzo voleva rappresentare tutto questo, e ha trovato nella cruda forza della realtà l’unico sceneggiatore e l’unico attore in grado di raccontare come un questo angolo di terra, dove si muore da un giorno all’altro, si è costretti ad inventare il modo per far valere in principio fondamentale, fondante di ogni società. Sembra assurdo dover lottare per ottenere giustizia. Ma nella Locride l’assurdo è realtà quotidiana. Ed è essenziale non smettere mai di raccontarlo”.




