di Anna Foti – Rinviata al mese di marzo qualunque decisione. Necessario un supplemento di istruttoria. Questo l’esito della riunione di ieri pomeriggio della commissione nazionale Via in
merito alla centrale energetica a carbone da 1200 megawatt da costruirsi nel sito dell’ex-liquichimica di Saline Joniche. Nuccio Barillà del direttivo di Legambiente, evidenzia come sulla mancata decisione della commissione pesi l’inchiesta aperta nei confronti di alcuni commissari che avrebbero deciso la riconversione della centrale veneta di Porto Tolle. Si registra anche la dichiarazione dell’onorevole Natino Aloi che afferma con forza la necessità di opporsi a questo progetto senza se e senza ma, alla stessa stregua di quanto fatto a Gioia Tauro negli anni Settanta. Intanto, nota la contrarietà di Scopelliti e di Loiero al carbone, l’assessore regionale al Bilancio Demetrio Naccari Carlizzi chiede al sindaco Scopelliti di confrontarsi con il governo nazionale evidentemente favorevole alla costruzione della centrale e riaccende un faro sulla possibile indicazione della Calabria come area di smaltimento delle scorie radioattive delle centrali nucleari, cui il governo è ormai orientato.
Ma torniamo al rischio carbone. L’iter avviato dalla società elvetica nel 2008 approda alla Commissione Via al lavoro nonostante le forti contrarietà del Comune di Reggio Calabria, dei Comuni limitrofi interessati, della Provincia e della Regione Calabria. Nei giorni scorsi l’assessore regionale all’Ambiente Silvio Greco ha assicurato che progetti ecologici e alternativi esistono su Saline Joniche, ribadendo che il carbone non rientra tra le fonti di energie contemplate nel piano energetico regionale. E’ lui stesso ad annunciare ricorsi avverso ogni atto verrà posto in essere per tale costruzione nel sito della ex-liquichimica di Saline Joniche. Rimane da capire, tuttavia, perché nonostante tante contrarietà e i numerosi progetti per la riqualificazione dell’area industriale mai decollata della frazione di Montebello Jonico, la Sei ad oggi non solo abbia potuto avviare la procedura ma adesso sia addirittura in attesa dell’ok che darà il via alla costruzione. Ciò senza considerare gli impegni di Kyoto e l’accordo di Copenaghen sulla riduzione di emissione di gas serra e senza considerare che la Calabria è perfettamente autonomia in materia di energia e in grado di esportarne in altre regioni. Inoltre la nostra rientra anche tra le regioni che su scala nazionale producono energia attraverso il trattamento dei resti vegetali. Mentre l’ombra del carbone dunque imperversa, a palazzo Foti si registra invece una significativa inversione di tendenza con un progetto di fattibilità per una centrale di produzione energetica che punti sulle biomasse e sul basso impatto ambientale. Annunciata dall’assessore provinciale all’Ambiente Giuseppe Neri, la collaborazione con l’Università Mediterranea in virtù della quale verrà condotta un’indagine per valutare la disponibilità e la potenzialità del territorio in termini di biomasse e sarà individuata un’area in cui costruire una centrale per produrre energia elettrica e termica dai rifiuti derivanti dai boschi, dalle foreste e da attività agricole. Se magari si fosse pensato, prima della Sei, di costruire una centrale energetica nel sito di Saline, forse oggi non si rischierebbe di produrre energia a carbone.




