
di Claudio Cordova – La Seconda Sezione Penale del Tribunale di Reggio Calabria (Pedone presidente, Vicedomini e Ferraro a latere) ha condannato a nove anni di reclusione Pasquale Condello, il capo dell’omonima famiglia della ‘ndrangheta reggina, conosciuto come “il Supremo”.
Condello, già condannato, in via definitiva, a diversi ergastoli, è stato riconosciuto colpevole del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso: la sua posizione era stata stralciata dal processo “Vertice”.
Per “il Supremo”, difeso dagli avvocati Antonio Managò e Francesco Calabrese, sono cadute invece le altre imputazioni che andavano dalle estorsioni all’intestazione fittizia di patrimoni: per alcune estorsioni era stato lo stesso pubblico ministero, Giuseppe Lombardo, a chiedere l’assoluzione al Tribunale.
Pasquale Condello è ritenuto il leader indiscusso dell’omonima famiglia della ‘ndrangheta, alleata della cosca Imerti nella sanguinosissima guerra di mafia di Reggio Calabria che, tra gli anni ’80 e gli anni ’90 ha visto la contrapposizione tra i cartelli Condello-Imerti e De Stefano-Tegano-Libri.
Condello è stato arrestato il 18 febbraio del 2008 nel rione Pellaro (zona sud di Reggio Calabria) dal Ros dei Carabinieri che ha posto fine a una latitanza durata diciotto anni.




