Sul modello abitativo dell’equa delocalizzazione delle famiglie rom, richiesto dagli stessi rom, è necessario dire che questo modello non è mai fallito. L’esperienza positiva prodotta con questo modello ha regalato alla nostra una città un esempio che, quando sarà capito , potrà essere molto utile per modificare la politica generale degli alloggi popolari.
Altra cosa, invece, è il piano dell’Amministrazione comunale denominato impropriamente “rom delocation” il quale in parte è fallito perché, nonostante il suo nome, in esso sono stati applicati sia il modello dell’equa dislocazione che quello tradizionale e fallimentare del concentramento.
La parte fallimentare del piano si è realizzata con il concentramento di oltre 30 famiglie rom ad Arghillà dove già erano state concentrate dalle amministrazioni precedenti diverse decine di famiglie. Il modello del concentramento delle famiglie rom ( ma non solo di queste) applicato da questa amministrazione, come pure dalle precedenti, ha generato ad Arghillà nord un “quartiere sensibile” dove oggi sono concentrate 110 famiglie rom insieme a qualche centinaio di famiglie non rom che vivono in condizioni di svantaggio sociale.
Il successo del piano si è invece sviluppato attraverso la realizzazione dell’equa dislocazione ed il coinvolgimento diretto dei rom che hanno richiesto questo tipo di sistemazione. I nuclei dislocati sono stati fino ad oggi 49. Queste famiglie sono state distribuite secondo indici di dislocazione diversi: 20 nuclei sono stati insediati nelle palazzine del Rione Marconi, 12 nuclei a Gallico, mentre 17 nuclei sono stati dislocati capillarmente sul territorio. Di sicuro si sarebbe potuto ottenere una migliore dislocazione interessando più aree del territorio comunale, ma l’amministrazione, forse per vari condizionamenti politici, ha posto un veto verso gli alloggi di certe aree.
Nonostante i limiti di questa dislocazione i nuclei delocalizzati rappresentano un progresso della politica abitativa verso i rom ( e non solo verso i rom) e possiamo dire che questa operazione ha riportato un discreto successo. Naturalmente il maggior successo si è avuto con le famiglie maggiormente dislocate e inserite in un ambiente abitativo che presenta condizioni di inclusione sociale.
Bisogna dire che il modello dell’equa dislocazione delle famiglie pur essendo stato accettato ufficialmente con diverse delibere dal Consiglio comunale a partire dall’agosto 1999 nelle fasi di applicazione non ha mai ricevuto l’appoggio da parte degli stessi consiglieri comunali né di altri esponenti della politica. In diverse occasioni alcuni politici, in maniera più o meno celata, hanno osteggiato la dislocazione rendendo ancora più complicata la sua attuazione .
Sul modello dell’equa dislocazione l’Opera Nomadi di Reggio Calabria ha condotto, attraverso un progetto finanziato dall’UNAR ( Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale ), insieme all’Università di Messina e al Dr Petronio ( esperto di politiche sociali) una ricerca scientifica conclusa nel 2008, i cui dati sono stati pubblicati nel marzo 2009 con il libro “I rom e l’abitare interculturale” edito dalla Franco Angeli.
La ricerca ha avuto l’obiettivo di verificare la reale efficacia del modello dell’equa dislocazione in termini di inclusione sociale . Considerando l’intera popolazione rom di Reggio Calabria sono stati messi a confronto, attraverso una indagine quantitativa e una qualitativa, le condizioni di vita delle famiglie equamente dislocate e di quelle concentrate. Il risultato della ricerca è stato che le famiglie equamente dislocate hanno raggiunto un livello di inclusione superiore rispetto a quello delle famiglie ancora concentrate.
A confermare il risultato di questa ricerca sul modello della dislocazione c’è l’ampia documentazione raccolta dall’Opera Nomadi sul tema dell’habitat . Da questi documenti si comprende che l’equa dislocazione è una politica abitativa che viene realizzata già da qualche decennio con buoni risultati da parte dei grandi Paesi europei ( Francia, Germania e Inghilterra) ma pure dagli Stati Uniti. Questi Paesi hanno capito, grazie alle ricerche scientifiche condotte nel settore, che il vecchio modello delle case popolari per quartieri produce il concentramento di tante famiglie svantaggiate e questo genera degli ambienti ( ghetti) dove non ci sono le condizioni minime per l’inclusione sociale.
Tra le tante ricerche scientifiche condotte in questo settore bisogna ricordare quelle realizzate negli U.S.A. dal sociologo americano Julius William Wilson, quella europea RESTATE in 10 Pesi europei e quella della Caritas nazionale condotta su 10 città italiane .
La letteratura scientifica esistente su questo tema ci fa capire che i nostri concittadini rom dipinti da molti come esempio di inciviltà hanno offerto alla nostra città un modello di politica abitativa di avanguardia . A questo punto sta ai politici e a noi fare tesoro di questo importante modello .
Reggio Calabria, 28 novembre 2009
Il presidente
Marino Antonino Giacomo




