Di seguito la nota diffusa dal Presidente del Cids, Demetrio Costantino
Le prese di posizione di esponenti politici ed istituzionali sull’emendamento in discussione alla Camera dei Deputati – che prevede la vendita dei beni confiscati alla
mafia e il ricavato da utilizzare per la sicurezza e la giustizia – consentono di approfondire il problema per meglio ricercare strumenti e mezzi adeguati per combattere le cosche, isolare i capi bastoni e le famiglie mafiose e rompere connivenze e collusioni tra criminalità organizzata ed esponenti politici per liberare la Calabria dal triste fenomeno malavitoso
E’importante perciò non avere i paraocchi quando si discute di problemi delicati ed evitare che sullo sfondo possano esserci o apparire interessi e carriere politiche come, purtroppo, nel passato si è potuto, in alcuni casi, verificare
Se l’obiettivo finale è quindi il contrasto alla criminalità , la discussione sulla rispondenza delle norme vigenti in materia di confisca e sulla vendita dei beni – anche al di la della decisione assunta dal Parlamento – dovrebbe concentrarsi sulle misure da adottare per combattere la mafia ed impedire che i mafiosi si riapproprino facilmente di immobili , riciclando altrettanto facilmente, anche denaro proveniente da attività illecite.
E ciò dovrebbe essere fatto con serietà e pacatezza.
Noi escludiamo – almeno per ora – che sul problema possano esserci posizioni ideologiche negli esponenti di alcune forze politiche che ragionano con i vecchi schemi secondo i quali – essendo stato posto l’emendamento da uno schieramento politico che non sia quello della propria appartenenza- automaticamente, non può che essere sbagliato e da contrastare per non favorire la mafia.
Perciò sarebbe giusto evitare di emettere sentenze e usare termini fuori luogo.
Il dirigente comunista Pio Latorre -che noi abbiamo conosciuto personalmente e apprezzato fin dal 1951- ucciso ferocemente dalla mafia, ammirato per la sua grande passione politica e limpidezza di comportamento pagando con la vita, ha svolto un ruolo fondamentale per colpire nei beni la criminalità organizzata
La realtà è che da anni si evidenzia che i beni confiscati e destinati ai Comuni senza che questi fossero liberi da pesi e vincoli ritardano il loro utilizzo
E’ da anni che si denuncia che i Sindaci hanno difficoltà a sostenere le spese per la progettazione e ristrutturazione degli immobili.
Alcune istituzioni – compresa la Regione – invece di contribuire tempestivamente per erogare finanziamenti per la ristrutturazione, si sono mossi tardivamente e la magistratura, dopo un rapporto dei ROS, doverosamente è dovuta intervenire, aperto l’inchiesta e posto sotto accusa centinaia di amministratori e funzionari per omissione e altri reati che sarebbero stati commessi.
Sull’ipotesi che i mafiosi potrebbero riappropriarsi di immobili ,se c’è l’accortezza di adottare misure nella fase della procedura e delle vendite dei beni, incominciando dall’esibizione del certificato antimafia e da altre misure, difficilmente potrebbe verificarsi
Il “ regalo alla mafia “ – quello concreto, vero – potrebbe avvenire lasciando la situazione così come è, con immobili abbandonati a dimostrazione dell’incapacità dello Stato di utilizzare i beni sequestrati e utilizzare gli introiti delle vendite per la sicurezza e la giustizia
Infine è importante che Parlamentari del PD e di altre forze di opposizione, si sono posti il problema non di respingere ma di migliorare l’emendamento
E noi comuni cittadini, con grande umiltà,senza pregiudizi e colletarismi ci siamo posti lo stesso problema
Demetrio Costantino Presidente CIDS ( Comitato Interprovinciale per il diritto alla sicurezza)




