Non c’e’ stata una sparatoria, ma e’ stato un agguato quello portato a termine contro Damiano Vallelunga, di 52 anni, di Serra San Bruno (Vibo Valentia), considerato il capo dell’omonima cosca, ucciso oggi davanti al Santuario dei Santi medici Cosimo e Damiano, a Riace, nella Locride. Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri, infatti, la vittima si era recata a seguire la funzione religiosa in occasione della festa patronale del paese, che richiama migliaia di persone da varie parti della Calabria, insieme alla moglie e ad alcuni familiari. Poco prima della fine della funzione religiosa, per evitare la ressa all’uscita ed a causa della pioggia che andava intensificandosi, Vallelunga sarebbe uscito dalla chiesa insieme alla moglie. L’agguato e’ scattato non appena la donna e’ salita in auto, parcheggiata davanti alla scalinata della chiesa. Almeno due sicari si sono avvicinati a Vallelunga ed hanno sparato con un fucile ed una pistola. Le armi sono state poi abbandonate. I due sono poi fuggiti a piedi. Nell’agguato e’ rimasto ferito al collo un venditore ambulante senegalese (e non cingalese come si era appreso in un primo momento) che si trovava in piazza. L’uomo e’ stato portato nell’ospedale di Locri e operato, ma le sue condizioni non destano preoccupazione. Al momento dell’agguato, secondo quanto si e’ appreso, fuori dal santuario non c’erano molte persone, dato che la funzione non era ancora finita ed a causa del maltempo che imperversa da giorni sulla zona. Sul luogo dell’omicidio e’ intervenuto anche il pm della Procura di Locri Rossana Sgueglia. (ANSA).




