
di Claudio Cordova – Come il cugino, Giuseppe De Stefano, anche Paolo Rosario De Stefano, 33 anni, scende le scale della Questura di Reggio Calabria a testa alta, sorridendo.
Come il cugino Giuseppe De Stefano, anche Paolo Rosario De Stefano, infatti, è stato catturato dagli uomini della Questura di Reggio Calabria, sotto l’attenta guida operativa del Capo della Squadra Mobile, Renato Cortese, l’acchiappalatitanti.
Dopo Pasquale Condello e ‘Ntoni Gambazza, arrestati dai carabinieri, Paolo Rosario De Stefano è solo l’ultima preda agguantata dagli uomini di Cortese: prima di lui in manette finiscono Giuseppe De Stefano, Pietro Criaco, Antonio Pelle (“la mamma”) e Giovanni Strangio.
Il Questore di Reggio Calabria, Carmelo Casabona, parla di “famiglia De Stefano decapitata”. Dopo la cattura di Giuseppe De Stefano, infatti, le redini del potente casato della ‘ndrangheta reggina erano passate nelle mani di Paolo Rosario De Stefano, ultimo latitante della consorteria, figlio del defunto boss Giorgio De Stefano, assassinato in località Acqua del Gallo, agro del Comune di Santo Stefano d’Aspromonte nel novembre del 1977, nell’era della prima guerra di mafia di Reggio Calabria.
Paolo Rosario De Stefano, inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi stilato dal Viminale, nel 2002, su espressa volontà dello zio Orazio De Stefano (cui, stando alle dichiarazioni dei pentiti Fracapane e Fiume, era molto vicino), da Caponera acquisisce il cognome De Stefano, essendo riconosciuto figlio legittimo del boss Giorgio.
“Era uno degli elementi che costituivano gli assi portanti della famiglia De Stefano, ma nessuno è intoccabile e questo arresto è la prova”, dice il Procuratore Capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. Paolo Rosario De Stefano, era latitante dal 2005, condannato in Appello a 8 anni reclusione per associazione mafiosa e per l’estorsione ai danni del proprietario del “Cordon bleu”, noto locale reggino; si trovava in vacanza con la moglie e le due bambine: “Ancora una volta – spiega il Capo della Mobile, Renato Cortese – è il richiamo del sangue, della famiglia, a rendere i boss vulnerabili”.
Trascorreva le proprie ferie a Sant’Alessio Siculo, a pochi chilometri da Taormina, in provincia di Messina, e a pochi passi dal mare, in una normale villetta a tre piani in via dei Pescatori; aveva una carta d’identità falsa, rilasciata dal Comune di Reggio Calabria, sulla quale gli investigatori stanno effettuando degli accertamenti. Gli uomini della “Catturandi”, diretti da Fabio Catalano, “gli uomini senza volto”, come li definisce Renato Cortese, lo hanno osservato per dieci giorni: hanno scrutato ogni suo movimento, ogni spostamento, cauto e guardingo, anche insieme alle figlie, e, alle due di notte di oggi, hanno fatto scattare un blitz, al quale De Stefano, disarmato, non ha opposto resistenza. Adesso è stato associato alla casa circondariale di Reggio Calabria, in attesa, probabilmente, dello spostamento in un carcere di massima sicurezza.
Secondo gli investigatori, Paolo Rosario De Stefano rappresenta il gotha della famiglia De Stefano, dopo l’arresto del cugino Giuseppe del dicembre 2008. In verità, comunque, il 33enne De Stefano si è formato, dal punto di vista criminale, sotto l’egida dello zio Orazio. Significativa, a tal proposito, la dichiarazione resa dal collaboratore di giustizia Giovanbattista Fracapane: “Paolo è Orazio che cammina…”
Il 16 ottobre del 2005, in occasione dei funerali del boss Mico Libri, infatti, è proprio Paolo Rosario De Stefano a rappresentare la famiglia De Stefano in un incontro, documentato da alcune fotografie, cui partecipano Pasquale Libri (in rappresentanza dell’omonima famiglia) e Paolo Schimizzi, reggente dei Tegano, scomparso da mesi e ritenuto vittima della “lupara bianca”. Paolo Rosario De Stefano, peraltro, è anche cognato dello stesso Schimizzi.




