”Non voglio e non posso permettermi di morire di giustizia o di mala giustizia, chiedo solamente che venga garantita l’imparzialita’ ”. E’ un passo della lettera che l’imprenditore Nino De Masi ha scritto, tra gli altri, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendo ”vigilanza e attenzione” a pochi giorni dall’avvio, il 9 gennaio, a Reggio Calabria, del processo d’appello che vede imputati per il reato di usura i vertici di alcuni dei maggiori istituti di credito italiani. In primo grado il Tribunale di Palmi, lo scorso febbraio, ha confermato, secondo il contenuto del ricorso presentato dalla Procura generale di Reggio Calabria, l’esistenza del reato commesso ai danni di De Masi, ma ha assolto i vertici degli istituti di credito chiamati in causa. ”Siamo a pochi giorni dall’inizio del procedimento di appello – afferma De Masi – e visto quello che quotidianamente leggiamo sulla stampa sui tentativi di lobby e potentati di turno di ‘condizionare’ la giustizia, credo che sia mio diritto chiedere e pretendere la massima attenzione e vigilanza su tale procedimento”. ”Nel corso di otto lunghi anni di battaglie legali – sostiene l’imprenditore – ho sempre denunciato tali sopraffazioni. Ho detto e scritto a tutti che le mie imprese hanno resistito alla mafia ed ora rischiano di morire a causa dei soprusi delle banche”. (ANSA).




