”Complimenti vivissimi agli investigatori della Guardia di Finanza e al procuratore capo della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, per il brillante risultato conseguito”. A sostenerlo, in una nota, e’ il segretario del PdCI e assessore regionale all’Urbanistica e Governo del Territorio, Michelangelo Tripodi, in merito all’arresto dell’imprenditore reggino Gioacchino Campolo, con l’accusa di trasferimento fraudolento di valori. ”Un risultato importantissimo – sottolinea Michelangelo Tripodi – che mette in luce un quadro accusatorio gravissimo, visto che l’ipotesi che viene fatta dagli inquirenti e’ che Campolo abbia utilizzato la sua attivita’ imprenditoriale, con decine di milioni di euro movimentati ogni anno, per mettere in atto operazioni di riciclaggio in favore di alcune cosche della ‘ndrangheta e che non si escludono rapporti con ambienti politici”.”Uno scenario preoccupante quello che affiora dalle indagini – prosegue il segretario del PdCI – nel quale ancora una volta emerge una pericolosa zona grigia che si occupa di riciclare e ripulire il denaro sporco della ”ndrangheta.Milioni e milioni di euro frutto di attivita’ illecite che, una volta ripuliti, consentono alla criminalita’ organizzata di mascherarsi e penetrare nei settori trainanti dell’economia di un intero territorio. Un sistema allucinante, di illegalita’ diffusa, dove a rimetterci e’ l’economia sana del Paese. Ed e’ davvero sconcertante il fatto che diversi esponenti politici ed amministrativi di primo piano abbiano utilizzato per le loro segreterie politiche gli immobili sequestrati al cosiddetto ”re dei videopoker’, senza sottacere che tra gli immobili sequestrati c’e’ persino la sede reggina del Tribunale di sorveglianza.Dobbiamo quindi impegnarci tutti al massimo per sconfiggere questa sfacciata collusione tra la mafia, istituzioni e settori economici – prosegue Tripodi. Accanto agli innegabili successi sul terreno della repressione di magistrati e forze dell’ordine impegnati in prima linea su questo fronte, infatti, continuano purtroppo i rallentamenti sul piano legislativo, i conflitti a volte devastanti tra organi preposti al controllo, le tensioni tra i poteri dello Stato, gli sbandamenti della giurisprudenza ed esiti processuali a volte imprevisti e sconcertanti”. ”Ci sono risposte che non possono essere piu’ disattese – afferma ancora Tripodi. Per questo e’ necessario introdurre norme piu’ stringenti che consentano a magistratura e forze dell’ordine di smascherare sul nascere le infiltrazioni della criminalita’ organizzata nelle istituzioni, nei settori sani del tessuto economico e imprenditoriale. Dobbiamo spezzare le collusioni tra i mafiosi e la pubblica amministrazione, cosi’ come e’ fondamentale rivedere l’attuale normativa sulla certificazione antimafia raggirata in molti casi dagli esponenti delle stesse cosche mafiose. Non possiamo piu’ limitarci ai complimenti alle forze dell’ordine e ai generici appelli alla moralita’ e alla lotta alle mafie. E’ troppo poco, e’ troppo semplice. Bisogna affrontare il problema con determinazione, prendere di petto l’emergenza criminalita’ organizzata con leggi adeguate che vadano a colpire al cuore gli interessi economici dei mafiosi e facilitare il riutilizzo immediato dei beni confiscati”. ”Solo cosi’ – conclude Michelangelo Tripodi – potremo vincere questa difficile battaglia e dare veramente lustro a risultati come quelli conseguiti oggi dalla Procura e dalle Fiamme Gialle reggine a cui vanno tutti i nostri complimenti per l’ennesimo brillante risultato ottenuto nella lotta alla criminalita’ organizzata”.(ASCA)




