“Si sono stato io e ..”. E’ iniziata cosi la confessione di uno dei due presunti autori materiali dell’aggressione di Cristian Galati, il ventiquattrenne picchiato brutalmente e poi bruciato. Subito dopo anche il secondo ha confessato, davanti alle domande incessanti del capitano dei carabinieri, Marco Porceddu e dei suoi uomini. All’individuazione dei tre, gli investigatori sono giunti anche attraverso alcune dichiarazioni di persone che hanno assistito ad uno scontro verbale avuto con la vittima in un locale di Filadelfia poco prima della mezzanotte del 31 dicembre. Sarebbe stata una frase rivolta da Cristian Galati ad uno dei suoi presunti aggressori a scatenare il pestaggio conclusosi con l’aggressione ai danni dello stesso Galati. Cristian era in compagnia di amici nel locale di Filadelfia, e stava festeggiando l’arrivo del nuovo anno. Nel locale, secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, c’ erano anche i tre presunti autori del pestaggio, Pietro Mazzotta, Santino Accetta ed Emanuele Caruso. Tra i quattro c’erano già vecchi problemi perché Accetta accusava Galati di avergli incendiato l’automobile. Nelle settimane scorse Cristian Galati, confessò in chat di aver incendiato l’ automobile di uno dei suoi aggressori. Due dei suoi aggressori contattarono in chat, Galati e finsero di essere una ragazza che voleva conoscerlo. Durante la conversazione i due chiesero a Galati di aver notizie circa l’incendio della Volkswagen Golf di proprietà di Santino Accetta. Durante la conversazione Galati raccontò di essere stato lui l’autore dell’incendio dell’automobile. Da quel momento in poi Galati venne minacciato varie volte fino all’epilogo dell’altra sera. Poco dopo la mezzanotte, Cristian Galati avrebbe detto ad Accetta la frase ”stanotte ci sarà un botto in più per te”. Tra i due ci sarebbe stato inizialmente uno scontro verbale conclusosi dopo qualche minuto. Accetta e i suoi due complici avrebbero poi atteso Galati all’uscita del locale e lo avrebbero costretto a salire a bordo della loro autovettura con la quale hanno raggiunto una zona boscosa di Curinga. I tre avrebbero quindi picchiato Galati colpendolo con un bastone al capo ed in diverse parti del corpo, lasciandolo esanime a terra. Poi l’avrebbero legato, cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme, il giovane è vivo per miracolo, perché le fiamme gli si sono spente addosso, non avvolgendolo del tutto. (Apcom)




