E’ stato pubblicato sul sito www.unideadicitta.it il numero di dicembre di “un’idea di città”, foglio mensile della Fondazione Mediterranea.
In questo numero, con un corredo di antiche stampe, viene pubblicata una lunga intervista a Giuseppe Caridi, ordinario di storia moderna all’Università di Messina e presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, sulla storia di Reggio sotto la dominazione spagnola. Viene tra l’altro affrontato il tema dei rapporti privilegiati verso Messina e di quelli non proprio idilliaci con Catanzaro: si scopre la florida realtà economica della Reggio spagnola del 600 e l’analoga ricchezza della fascia tirrenica della sua provincia, dove addirittura Seminara le contende il primato amministrativo; si scopre anche a quali machiavellici intrighi è da attribuire la nascita del potere amministrativo di Catanzaro a scapito di una Reggio che, allora come fino a pochi anni fa, è costretta a subirne gli scippi.
La storia di Reggio, pur costellata da distruzioni e ricostruzioni, ha avuto sempre una sua continuità e, comunque, una propria particolare identità che non l’ha mai fatta identificare tout court con quella della restante Calabria; da questa storia ci appare anche chiaro che i suoi più floridi periodi sono stati quelli in cui, sottomesse allo stesso potere, le dirimpettaie città dello Stretto hanno intensificato i loro rapporti commerciali.
Il “minima immoralia” di questo mese è dedicato a un immaginario reportage del dicembre del 3008 dal sito dell’antica Reggio Calabria. Nel suo incipit si legge: “Questa che segue è la leggenda dei dei Bronzi di Riace, che secondo qualche autore potrebbero essere realmente esistiti, così com’è stata ricostruita sulla base di antichi frammenti digitali risalenti alla fine del primo secolo del trascorso millennio.”. Si narra di ciò che accadde dopo la loro clonazione e l’abbandono degli originali in un polveroso e dimenticato cantinato museale.




