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    Reggio: Tripodi (Pdci) accoglie l'allarme dei lavoratori A3

    “Il rischio che avevamo ripetutamente denunciato puntualmente si sta trasformando sempre più in drammatica realtà. L’Impregilo-Condotte ha messo in cassa integrazione altri 230 lavoratori, più precisamente quelli del Consorzio Scilla, impegnati nei lavori per l’ammodernamento del tratto reggino della A3 che rischia di diventare l’ennesima eterna incompiuta”. A denunciarlo, raccogliendo il nuovo allarme lanciato dai lavoratori e dal sindacato di categoria, è il segretario regionale del PdCI, Michelangelo Tripodi. “L’ennesimo duro colpo ai danni dei lavoratori – spiega Tripodi – con tutto quello che rimane ancora da fare, con tutte le opere che ancora devono essere realizzate. Come è stato comunicato, a partire dal 24 novembre e per 13 settimane per gli operai impegnati nel tratto Scilla-Bagnara non c’è più lavoro e si prospetta anche per il futuro l’impossibilità di una ripresa dell’occupazione. E meno male che siamo appena agli inizi dell’apertura di questi cantieri”. “Il fatto è –  prosegue il segretario regionale del PdCI –  che ormai abbiamo oltrepassato il paradosso. Quello che sta succedendo, infatti, è di una gravità assoluta, frutto di un sistema perverso che ha già fatto nei mesi scorsi altre vittime tra i lavoratori, sfruttati e lasciati a casa da un giorno all’altro senza nessun rispetto umano e contrattuale, senza motivazioni valide se non quelle degli interessi senza scrupoli delle imprese che si occupano della realizzazione dell’opera”.  “Come avevamo già denunciato – aggiunge Tripodi – l’appalto dell’autostrada è stato infatti affidato al Consorzio SA-RC composto dalle grandi aziende nazionali Impregilo e Condotte, ma con la possibilità che l’85% dei lavori possono essere, addirittura, subaffidate. Così si è messa in moto, alla faccia della trasparenza, una catena perversa di subappalti dei subappalti e a farne le conseguenze sono e sono stati i soggetti più deboli. Lavoratori e maestranze sottoutilizzate, sfruttate e poi mandate a casa senza alcuna motivazione plausibile. Per non parlare poi della sicurezza sui cantieri e per la viabilità”. “I sindacati di categoria Filca-Cisl e Fillea-Cgil – ricorda Michelangelo Tripodi – è da tempo che stanno giustamente denunciando, a tutti i livelli, quest’andazzo grave e pericoloso a cui si aggiungono le pesanti difficoltà ambientali legate alla presenza della ‘ndrangheta che spadroneggia e condiziona l’attività lavorativa in tutti i cantieri dell’autostrada, basta rammentare le pesanti minacce subite qualche giorno fa a Bagnara da alcuni operai di un cantiere dell’impresa “Cossi” di Sondrio percossi e costretti a sdraiarsi per terra sotto la minaccia  di fucili a canne mozze. E tutto questo succede con l’Anas, principale attore negativo della vicenda, che continua a rimanere in rigoroso e preoccupante silenzio. L’Anas, infatti, che dovrebbe intervenire ad ogni livello per garantire a nome dello stato sia i lavoratori che le popolazioni, non parla, è inerte, latitante, immobile come una mummia. Gravissime continuano ad essere le responsabilità del presidente Pietro Ciucci che, al di là dei proclami, vergognosamente non muove un dito in nessuna direzione”. “Come Comunisti italiani nel denunciare quest’assurda situazione dai risvolti gravi ed inquietanti, sia sul tema occupazionale che della sicurezza e dell’ordine pubblico – afferma ancora Michelangelo Tripodi – abbiamo chiesto recentemente l’intervento del Prefetto affinché questa vicenda sia, finalmente affrontata  in modo adeguato. E torniamo ad alzare forte la voce anche oggi alla luce di questa nuova anticamera di licenziamenti che coinvolge ben 230 lavoratori e loro rispettive famiglie. Una decisione ancor più grave perché presa senza alcun coinvolgimento del sindacato dei lavoratori”.

    “Per questo, schierandoci come sempre a fianco ai lavoratori e pronti a lottare per i loro diritti – conclude  il segretario regionale del PdCI – chiediamo nuovamente a chi di dovere misure urgentissime per correre ai ripari prima che la situazione degeneri irreparabilmente.  Le responsabilità ci sono,  sono facilmente individuabili, e la denuncia non può più restare inascoltata e cadere nel vuoto”.