Riceviamo e pubblichiamo:
Apprendiamo con soddisfazione la notizia del rifacimento della pavimentazione del Corso Garibaldi che prevede la posa in opera di un “letto” di lastre in pietra lavica, in perfetta continuità coi fasti del passato. La pavimentazione attuale, infatti, era ormai logora, intaccata dagli agenti del tempo e la scelta dell’Amministrazione Comunale risulta apprezzabile anche dal punto di vista estetico.
Meno condivisibile, tuttavia, si rivela la scelta di accompagnare tale restyling alla sostituzione dei lampioni artistici impiantati nemmeno otto anni fa. Quale sarà la sorte dei lampioni sostituiti? Ad avviso di chi scrive, sarebbe stato molto più semplice ed efficace risistemarli, magari sostituendo i basamenti in travertino che nel corso degli anni avevamo dimostrato una certa fragilità.
Non si vuole dare ascolto a quelle voci che, allettanti come sirene omeriche, vedono in questa azione dell’Amministrazione Comunale un atto di rimozione del passato e delle opere ad esso indissolubilmente legate; ma per nostra cultura non abbiamo mai pensato di “obliterare” nuovamente un biglietto, di ripetere laddove non ce n’era bisogno, non abbiamo mai avuto la necessità di distrarre il cittadino per sottrargli ciò che già gli appartiene e restituirglielo sotto una nuova veste.
Sono numerose le zone della periferia cittadina che non godono di un’illuminazione artistica e lo sono ancora di più quelle che non godono neppure di un’illuminazione adeguata. Sarebbe stato senza dubbio più opportuno intervenire lì, pensando ad un progetto organico di crescita complessiva della città e delle sue periferie. Questa Amministrazione è abituata a pubblicizzare i cantieri che apre ed è poco attenta alle chiusure dei lavori. Il taglio di un nastro però non è il lasciapassare per la Storia.
Il modello della partecipazione del cittadino alla vita della polis va strutturato, altrimenti il “modello Reggio” rischia di ridursi ad una mera operazione di marketing.
Giuseppe Falcomatà
Demetrio Naccari




