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di Peppe Caridi – Il grande entusiasmo – mediatico – che ruota attorno all’idea della “metropolitana del mare” non è per nulla condiviso dai pendolari che, quotidianamente, fermentano la loro rabbia
e continuano a tollerare disagi da terzo mondo. Forse perchè sono gli unici a conoscere bene la situazione e a immaginare quello che accadrà dal 1° gennaio, quando entrerà in servizio il nuovo sistema dei trasporti.
Nei giorni scorsi abbiamo appreso che è stata un’Ati (chiamata “Metromare dello Stretto“) costituita tra Rfi e Ustica Lines ad aggiudicarsi il bando per il servizio circolare di trasporto marittimo nello Stretto, un bando che era stato ideato dal ministro dei trasporti Alessandro Bianchi nella primavera 2007 e pubblicato a luglio di un anno fa, appunto.
La prima cosa da sottolineare, quindi, è che ci sono voluti ben 16 mesi affinchè si arrivasse dalla pubblicazione del bando all’apertura delle buste.
E che, di conseguenza, il bando è già stato disatteso in quando prevedeva un finanziamento di 30 milioni di euro per il triennio 2008-2010: l’inizio del servizio è slittato al prossimo primo gennaio e quindi possiamo parlare di 2009-2011, mentre i pendolari quotidianamente continuano a patire le pene dell’inferno.
Oltre al danno, arriva la beffa dalle dichiarazioni del successore di Bianchi, l’attuale ministro ai trasporti Altero Matteoli che, soddisfatto, s’è detto “particolarmente lieto della rapida conclusione delle procedure per l’affidamento del servizio di questa metropolitana del mare dello Stretto di Messina”.
Già, rapida conclusione! Questo bando è in efftti andato più veloce della F1 di Schumacher.
Ma andiamo avanti: fossero solo questi i problemi, rientreremmo comunque nella consuetudine delle lentezze burocratiche che contraddistinguono il nostro Paese.
Come già accennato sopra, il bando prevede un “servizio circolare di trasporto marittimo nello Stretto”.
Che cosa significa “circolare“?
E’ l’essenza dell’idea di Bianchi: l’idea di creare, cioè, un circuito “ad anello” che crei una vera e propria metropolitana con fermate numerose su entrambe le sponde.
Il bando realizzato dal ministro Bianchi prevede infatti che i mezzi veloci effettuino un giro di quattro fermate, due in Calabria e due in Sicilia: Reggio porto, Villa San Giovanni porto, Messina Papardo, Messina porto.
A prescindere dalla frequenza dei mezzi (di cui parleremo tra poco), la cosa più importante da sottolineare è quella dei tempi di percorrenza: ben due ore per effettuare il giro (a scanso di guasti, problemi di manutenzione, mare mosso, banchine occupate o chissà quale altro imprevisto! negli ultimi anni ne stanno capitando di tutti i colori … ) significa che, sia se i mezzi partono uno ogni cinque minuti, sia se partono uno ogni ora o ogni due ore, comunque dal momento in cui si sale sull’aliscafo a quello da cui si scende trascorrono ben due ore contro gli attuali 35 minuti abbondanti, che comunque (sic!) fino a un anno e mezzo fa erano 25 minuti scarsi.
L’ottica di “Area metropolitana” e di “sistema metropolitano dei trasporti” dovrebbe essere quella di diminuire i tempi di percorrenza per avvicinare le aree che si vogliono congiungere, in questo caso le due città dello Stretto.
Così facendo, invece, Reggio e Messina diventeranno sempre più lontane perchè in due ore abbondanti da Reggio si arriva a Cosenza e Catanzaro, da Messina si arriva a Palermo e si va e torna da Catania, città tutte queste ben più lontane dallo Stretto rispetto a quanto non siano vicine le nostre due città “gemelle” tra loro.
Ma parliamo anche della frequenza: non è previsto neanche un aumento della frequenza!
Il bando prevede che la società aggiudicataria dovrà mettere a disposizione almeno cinque mezzi veloci (di capacità non inferiore a 250 passeggeri).
Si noti bene innanzitutto che la capacità dei mezzi attuali supera i 350 passeggeri (forse quindi avranno la possibilità di ridurre gli armamenti e portare a 250 il numero di passeggeri anche su quei mezzi che adesso ne contengono molti di più?), e che così posto il bando, si sarebbe anche potuto evitare di utilizzare il termine “almeno” riferito ai cinque mezzi perchè, manch’i fissa, c’è da mettere la mano sul fuoco che saranno scarsamente cinque i mezzi utilizzati dall’Ati di Rfi-Ustica Lines.
Che è, una presa in giro?
Ma i cinque mezzi, per come recita il bando, non vanno utilizzati tutti esclusivamente per il collegamento ad anello tra Reggio, Villa, Papardo e Messina.
Uno è da considerare esclusivo per il collegamento Messina porto – Aeroporto di Reggio.
Un altro è invece da tenere fermo pronto a sostituire, per ogni evenienza, uno degli altri mezzi che potrebbero avere dei problemi quotidiani di ordinaria manutenzione.
A fare il “giro” rimarrebbero quindi in tre.
Facendo un calcolo approssimativo tra tempi di percorrenza e numero di mezzi a disposizione, viene facile immaginare come mediamente nell’arco di una giornata possa trscorrere circa un’ora e mezza tra una partenza e l’altra.
Insomma, tutto quest’entusiasmo per la metropolitana del mare non è per nulla giustificato dai fatti.
Anche perchè il pontile dell’Aeroporto non è ancora completato, quindi l’aliscafo destinato a quell’utilizzo rimarrà fermo.
Il pontile di Papardo non esiste (e non esiste neanche uno straccio di progetto per realizzarlo!) quindi è certo che quando il nuovo servizio entrerà in funzione (e si badi bene che quando entrerà in funzione quello nuovo, ovviamente non ci sarà più quello attuale che collega direttamente, senza fermate intermedie, Reggio e Messina!) e cioè il 1° gennaio 2009 la fermata di Papardo non ci potrà essere, a meno che l’aliscafo non lasci i passeggeri vicino alla riva, i quali poi potranno beatamente sguazzare nell’acqua nuotando per qualche decina di metri per poi baciare la spiaggia alla “Cristoforo Colombo”, con la differenza che lui aveva scoperto le Americhe (seppur in modo inconsapevole), mentre loro stanno (in modo assolutamente consapevole) seplicemente andando a lavorare o a seguire una stramaledettissima lezione di botanica (a Papardo ci sono le facoltà scientifiche).
Stando alle carte, dal primo gennaio avremo un nuovo collegamento che, considerata la mancanza di pontile a Papardo, effettuerà l’anello facendo Reggio-Villa-Messina e viceversa.
Ma che senso ha fare la fermata pure a Villa San Giovanni ?
Reggio e Villa sono molto ben collegate via terra dalla ferrovia e da una rete stradale tutto sommato comoda e veloce, con l’alternativa della statale all’A3.
Quanto venuto fuori dal tavolo riunito dal presidente della provincia di Messina Nanni Ricevuto la settimana scorsa è che infatti venga eliminata anche la sosta a Villa e che quindi si continui a fare un collegamento “a pendolo” Reggio-Messina, senza nè Papardo nè Villa, quindi senza “Metropolitana del Mare”: è altamente probabile che così sarà fatto, e che i tre aliscafi collegheranno Reggio e Messina direttamente in 35 minuti come avviene in questi ultimi mesi, e con una maggiore frequenza.
La speranza è che infatti venga aumentata la frequenza rispetto alle misere dieci corse giornaliere attuali, assolutamente insufficienti, e che Reggio e Messina possano essere direttamente collegate anche nelle ore notturne (ma nessuno ne parla, è altamente probabile che rimarrà una speranza vana).
Insomma, se dobbiamo tirare le somme possiamo dire che dal 1° Gennaio non cambierà quas
i nulla, di fatto, nei trasporti dello Stretto e che ci sarà più o meno lo stesso collegamento attuale (con un mezzo in più, che sarà uno dei catamarani dell’Ustica Lines, e quindi verosimilmente con qualche corsa in più).
Non ci sarà nessuna Metropolitana del Mare (per questo è un bluff) nè un collegamento “circolare” (per fortuna!) come aveva previsto il ministro Bianchi, ma si proseguirà a collegare direttamente le due città senza alcuna fermata intermedia (com’è comodo e giusto che sia).
E’, insomma, la bocciatura di un progetto fallimentare, ideato male e portato avanti nel modo peggiore possibile, anche se a dire il vero le ditte aggiudicatarie una differenza ce l’avranno: i 30 milioni di euro che lo Stato per tre anni verserà nelle loro tasche.
Certo, adesso non potranno più dire che non sono costretti a fornire il servizio, perchè firmando la convenzione con il ministero, andranno a svolgere un’attività di pubblico servizio.
Ma siamo convintissimi che non ci diranno mai più, almeno per questi tre anni, che non sono costretti a collegare Reggio e Messina: 30 milioni di euro in tre anni sono 10 milioni l’anno, quindi quasi un milione al mese. Saranno contenti, quindi, di effettuare un pubblico servizio.
Anche perchè non sarà mica “gratis” per i pendolari: le ditte continueranno anche ad avere gli introiti dei salati ticket pagati dai viaggiatori.
A proposito: Rfi ha deciso di eliminare gli abbonamenti. Da due settimane non è più possibile sottoscrivere la scheda che ti consente di fare 40 corse (20 da Reggio e 20 da Messina) in un arco di tempo di due mesi (60 giorni) pagando 42€: adesso per forza bisogna pagare 4,50€ al giorno, e chi è costretto a salire sull’aliscafo ogni mattina per motivi di lavoro (o di studio) deve pagare 27€ alla settimana, 108€ al mese, 216€ ogni due mesi (a fronte di 42€ precedenti).
E’ paradossale dirlo, ma è la realtà: menomale che c’è Franza!
Con la Caronte si pagano 18€ per un abbonamento mensile con il quale si possono fare illimitate corse (anche più di una al giorno).
La scomodità è che bisogna andare a Villa da Reggio, ma se non ci fosse la Caronte & Tourist, oggi nello Stretto traghetterebbero solo i nababbi.
Se il sottoscritto è diventato un “esperto” dei trasporti dello Stretto, come scritto da Franco Arcidiaco nel suo ultimo articolo, allora vuol dire che siamo davvero alla frutta. Non sono assolutamente così esperto al contrario di chi, per motivi di lavoro, fa analisi e ricerca sui trasporti dello Stretto ogni giorno dalla mattina alla sera, come i nostri brillanti corsari ubriachi, e non considero quindi rispondente al vero il complimento, troppo generoso, del caro Franco.
Mi limito piuttosto ad informarmi sulla situazione dei trasporti sotto la duplice veste di pendolare e di cronista.
E per questo motivo esprimo alcuni giudizi sulle ultime novità della situazione della mobilità nello Stretto, rispondendo così a quella che è una vera e propria “chiamata alle armi” cui mi ha arruolato Franco Arcidiaco che, con il suo “angolo Franco” sta ormai diventando più “Striller” di tutti noi redattori messi insieme, non tanto per la quantità del suo contributo, quanto per la qualità e l’efficacia dei suoi “pezzi” che con uno stile audace, coinvolgente e appassionante, pongono all’attenzione della comunità alcuni problemi importanti del territorio: non è un caso se quanto pubblicato nell’angolo Franco si dirama con estrema velocità dalle colonne di Strill ad ogni anfratto della città.
Devo confessare dopotutto che finalmente ho letto nel suo “angolo” qualcosa che mi trova completamente in disaccordo: era ora!
Franco, e sicuramente anche molti lettori, conoscono bene la mia spiccata propensione ad essere ottimista e positivo, ad apprezzare le cose belle e a credere fermamente nella crescita del nostro erritorio.
Se, in relazione a questo progetto di “metropolitana del mare”, ne parlo con pesanti termini quali “bluff” o “fantomatica”, non vuol dire che sono uscito pazzo o che ho improvvisamente cambiato bandiera diventando un pessimista lamentone.
Significa piuttosto che di bello e positivo in tutta questa vicenda c’è poco o nulla da vedere.
Caro Franco, come vedi il nostro caro ex rettore barbuto non ha risolto un bel niente dei trasporti nello Stretto, pur avendone avuto la possibilità.
Come non ha risolto niente nessuno prima e dopo di lui.
Ma almeno gli altri non s’erano riempiti la bocca di “risolverò la questione” che non hannofatto altro che creare false illusioni.
Bianchi è stato il ministro che ha esordito, il giorno del giuramento, con quel devastante “non faremo mai il Ponte dello Stretto”, cancellando in due millesimi di secondo il lavoro, i progetti e i sogni di diversi millenni (sì, parlo di millenni perchè come anche tu sai bene, caro Franco, già gli antichi greci si sforzavano per capire come collegare stabilmente la Sicilia all’Europa, e lo fecero per la prima volta nel 250 a.C. con barche legate da funi in modo tale da realizzare gli scopi militari che l’esercito ellenico si proponeva durante le guerre puniche; poi fu Lucio Cecilio Metello a costruire una passerella galleggiante impiegando centinaia di botti legate a due a due sovrastate da tavole di legno su cui era stata messa della terra, con grandi e robusti parapetti ai lati, per far passare gli elefanti catturati ai cartaginesi venuti dall’Africa).
Con quella dichiarazione forte e distruttiva, Bianchi si è caratterizzato per la politica del dis-fare piuttosto che per la politica del fare che dovrebbe animare un governo di un paese che vuole essere moderno e svilupparsi.
Dopotutto quella legislatura parlamentare, obiettivamente disastrosa, s’è contraddistinta con tale politica, che ha trovato in Bianchi uno degli attori più “intraprendenti” (per quanto si possa essere intraprendenti a “non-fare”).
Ricordo anche che Bianchi divenne ministro con una nomina dall’alto (oggi registriamo il pentimento di chi l’aveva indicato tra i papabili!), nonostante fosse stato bocciato sonoramente dagli elettori che non gli avevano dato fiducia: infatti era candidato al senato nel collegio della Calabria, e non riuscì ad essere eletto contro tutti i pronostici prendendo una clamorosa batosta. Che democrazia c’è nella sua nomina a ministro?
Ma in fondo neanche su questo possiamo incazzarci più di tanto: è un pratica diffusa in ogni governo, di qualsiasi colore, quella di rendere ministri dei soggetti esterni o addirittura bocciati nelle elezioni: basti pensare alle designazioni delle giunte degli enti locali: è questa la realtà socio/politica in cui viviamo e non resta che prenderne atto.
Beh, tornando al nostro caro ex rettore barbuto, il suo fallimento politico è una realtà palpabile e indiscussa negli ambienti partitici (di tutti i colori); sarà forse perchè non è “giovane, bello e abbronzato” come qualcuno che, oltreoceano, riceve consensi da destra e sinistra di tutto il mondo.
* L’immagine in testa all’articolo è stata realizzata da Saverio Autellitano




