
di Gianluca Del Gaiso – Il cuore del pronto soccorso reggino rischia di smettere di battere. Gli undici precari da anni, assunti con un contratto a progetto, quando ormai (era il 2005) l’emergenza si era fatta tale da imporre una scelta forte in risposta alle esigenze del territorio, adesso si ritrovano loro malgrado con una valigia pronta.
Fuori da quei corridoi. La sentenza del Tar di alcuni giorni fa, che accetta il ricorso di tre anestesisti che chiedono il rispetto della mobilità di quel concorso fatto al tempo, rimette in discussione la loro stabilizzazione. Dicembre la data ultima del rinnovo del loro contratto. Poi? Resta una scommessa. Di fatto viene bloccato concretamente il procedimento si assunzione, non solo per loro ma anche per altri trenta medici, dislocati nei vari reparti del nosocomio reggino. Il tutto suona come una beffa, dopo anni in cui, il manipolo dei quaranta si è ritrovato giorno e notte a coprire turni tra un reparto e l’altro, come un normale dipendente regolarizzato, in barba alle clausole tipiche del contratto a progetto, ma senza giorni di riposo ne ferie. H24 e 365 giorni l’anno. Malattie e necessità impellenti di famiglia, restano al buon cuore dei colleghi, pronti a coprirti e tu a restituire il favore. Legalmente potresti non esserci. Di fatto sei solo un numero. Sacrifici, tanti, col sogno di un domani quasi certo da un punto di vista almeno lavorativo. Adesso tutto torna in discussione. I legali dei precari che nei prossimi giorni annunciano già di volersi riunire in comitato, faranno con ogni probabilità ricorso al Consiglio di Stato. Intanto, al di là delle carte bollate, sono a rischio quelle 90mila prestazioni annue fatte nel pronto soccorso dei Riuniti. Con punte, in periodi come il Natale, alle porte, di quasi diecimila mensili. Già, proprio quando i medici strutturati (quelli “regolarizzati”) tornano in ferie. Così come non è remota l’idea che alcune di quelle sale possano chiudere notte tempo. In un turno, quotidianamente, si contano due precari che affiancano uno strutturato, solo per dare un’idea. E se di certo, data comunque la giovane età, il futuro vuole che male che vada i quaranta precari siano pronti a reinventarsi, sfruttando proprio quella esperienza acquisita sul campo, inutile dire che chi paga saranno i reggini. Provincia compresa tra macchinari non funzionanti e pronto soccorso non abilitati a determinate emergenze. Ma la sanità trema non solo sullo Sretto. Il caso crea un precedente importante e pericolo sull’intero territorio della regione. come Reggio, “precaria” è l’anima degli ospedali di Vibo, Catanzaro, Cozenza, Lamezia e chi più ne ha più ne metta. Cronaca di una paralisi annunciata. La cittadinanza è avvisata. Fuori dal pronto socorso reggino, i cartelli annunciano lo stato di agitazione. Loro, i precari, restano però dentro, pronti ad affontare l’emergenza.




