
di Claudio Cordova – Due anni di lavoro, cinquanta provvedimenti restrittivi disposti tra custodie cautelari in carcere, arresti domiciliari e obblighi di dimora; di questi cinquanta ben quarantacinque compiuti: due minorenni denunciati e tre ricercati, con un sequestro di circa 400 grammi di sostanze stupefacenti (cocaina ed eroina).
Questa, in cifre, l’operazione “Black & White”, condotta, fin dalle prime ore del giorno, dall’Arma dei Carabinieri di Reggio Calabria. Il Procuratore capo, Giuseppe Pignatone, è visibilmente soddisfatto: “Questa operazione testimonia attenzione per fenomeni cosiddetti minori – dice – che, però, hanno un indotto economico notevole. Nonostante le carenze di organico – aggiunge – il lavoro va avanti e i risultati si vedono”.
I risultati si vedono anche perché non era facile sciogliere una rete così fitta di crimini: oltre al traffico di droga la banda era dedita, infatti, alla commissione di una serie di reati connessi che vanno dal furto, alla rapina, all’estorsione ed allo sfruttamento della prostituzione. L’operazione coordinata dal capitano dell’Arma, Alfonso Angelosanto, ha consentito di individuare due tronconi di spaccio: uno che partiva dalla Locride, in particolare da Gioiosa Jonica e Platì, per giungere fino a Reggio Calabria, e l’altro che si muoveva sull’asse Rosarno-Reggio.
Pur non essendo stati dimostrati collegamenti con le cosche il comandante dei carabinieri, Leonardo Alestra, sottolinea “il grave disagio sociale” emerso dalle risultanze investigative. Lo spaccio, infatti, avveniva nei luoghi più degradati di Reggio Calabria, Arghillà e Ciccarello, e nelle palazzine di Rosarno, la maggior parte delle quali abitate da rom. La droga veniva nascosta con metodi alquanto pittoreschi: nei pannolini per bambini, nei collari cervicali e, addirittura, negli orifizi anali.




