da www.sanitacalabria.it – La spada di Damocle del Tar si abbatte come una scure sugli Ospedali Riuniti. È di ieri la sentenza (la n.391/08) che vuole, rimessa in discussione, quella stabilizzazione di 137 precari (51 medici e 86 tra infermieri e personale vario), “fondamentali”
al funzionamento del nosocomio cittadino. Al tempo, quel accordo tra Regione e sigle sindacali aveva rappresentato una boccata d’aria per la struttura reggina che vedeva così, “regolarizzato” un buon 20% di quei 1500 dipendenti totali. Ora tutto torna in discussione. Il Tar, accoglie infatti il ricorso di tre anestesisti che mettono proprio in discussione la forma di assunzione. Essendo, equiparabile ad un concorso – dicono attraverso i loro legali – occorreva prima dare forma alla mobilità interregionale. In sostanza contestano proprio l’atto deliberativo. Insomma, se è vero che si sarebbe dovuto fare il concorso come in questi casi, ma eccezionalmente è stata usata questa forma data l’emergenza, questo non può significare escludere chi è fuori dalla struttura. Se da un lato è possibile immaginare le motivazioni dei tre, forse reggini costretti fuori che chiedono l’avvicinamento, dall’altra è forte la preoccupazione per un precedente firmato dal Tar che potrebbe mettere in discussione molteplici realtà della sanità calabrese. “Il sindacato non potrà assistente a questo tipo di gioco al massacro, afferma Nuccio Azzarà segretario provinciale Uil-Fpl Stiamo valutando tutte le azioni di lotta necessarie che il caso merita contro questo ulteriore duro colpo inferto all’azienda ospedaliera reggina”.




