Le parole del Sindaco Scopelliti, pronunciate a Napoli durante la Festa del Movimento per l’Autonomia del Presidente Lombardo, secondo le quali “’ndrangheta a parte, Reggio Calabria è una città molto sicura”, sono parole di grande gravità e di evidente irresponsabilità. Come faccia Scopelliti a considerare la cappa mafiosa una sorta di inciso, di parentesi, nel (presunto) armonioso sviluppo della società reggina è un vero e proprio mistero. Ma che sicurezza c’è, in una città e in una terra come quelle di Reggio Calabria, in cui si uccide con regolarità, in cui si bruciano autovetture ed immobili, in cui si continua a pagare il pizzo, ecc.? Potremmo andare anche oltre: che sicurezza c’è in una città in cui il lavoro continua ad essere merce di scambio, in cui i servizi di base della convivenza democratica e dell’assistenza sociale sono negati, in cui anche la rivendicazione di un diritto diventa strumento di paura?
La ‘ndrangheta è parte costitutiva della società calabrese degli anni 2000, non comprendere questo dato di fatto significa voler nascondere il sole con una mano. Ancor peggio è sminuirne l’importanza, sottovalutarne l’incredibile potenza di penetrazione e di radicamento: Reggio Calabria è, per la presenza delle forze mafiose, una città profondamente insicura, una città in cui si vive una costante situazione di incertezza.
Quanto sostenuto da Scopelliti a Napoli va respinto con forza anche per una forma di rispetto nei confronti delle tantissime vittime della ‘ndrangheta, del passato come del presente, come una forma di rispetto anche degli operatori dell’antimafia che, con grande generosità, si dedicano alla promozione di una sana cultura della legalità e di una reale sicurezza democratica. Noi stiamo con questa parte della società reggina, con quella che non dissimula né sottovaluta, con quella che rifiuta qualsiasi collusione e che interpreta la lotta alla ‘ndrangheta come il primo imperativo della democrazia calabrese, come l’essenza della sicurezza dei cittadini.
Il Segretario Provinciale PRC
Angelo Antonio Larosa




