Secondo la Ministra alle Pari Opportunità Mara Carfagna “è soprattutto in luogo pubblico che si perpetrano le più gravi fattispecie criminose finalizzate allo sfruttamento sessuale”. Questo è il succo dell’ultimo Ddl proposto con l’intenzione di contrastare la prostituzione. Siamo alle solite! A quanto pare per questo Governo lo sfruttamento e la violenza sulle donne esiste e va combattuto solo se è effettivamente visibile. Così come quando, contemporaneamente al protocollo sicurezza, si apriva la “caccia allo straniero”, reo (più per il fatto di “essere” straniero) delle peggiori violenze subite dalle donne, ignorando improvvisamente milioni di donne vittime di violenza domestica ogni giorno tra le mura della propria casa, dal proprio partner o dai familiari.
Anche in questo caso, secondo statistiche fornite da associazioni attive contro la prostituzione forzata e la tratta degli esseri umani, è proprio il luogo chiuso, l’appartamento, la casa isolata, il circolo privato, o anche l’elegante loft di qualche bravo parlamentare (come fatti non troppo lontani ci fanno ricordare), dove si può violare meglio chi è fragile e sfruttato.
La Ministra ignora, dunque, che è proprio al chiuso che ci sono più minorenni e dove le donne, soprattutto straniere, sono di fatto più indifese per l’impossibilità di ricorrere a qualsiasi aiuto.
La strada è pericolosa, è vero. Soprattutto nei luoghi periferici ed isolati dove spesso le prostitute vengono “spostate” per non “urtare la morale”. Ma tutto ciò è comunque visibile ad occhi nudi, quindi “immorale” ed oggi anche illegale. Un’ipocrisia macroscopica!
Rendere punibile la prostituzione in strada, ma poi consentirla legale al chiuso e dove nessuno può vedere, è assolutamente deleterio. In questo modo la prostituzione diventa sommersa e incalcolabile, aumenta la diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili (sifilide, HIV), perché di fatto si impediscono gli interventi di conoscenza e prevenzione che sono possibili solo attraverso i contatti di strada. La strada è più raggiungibile dalle forze dell’ordine, dalle associazioni, dagli enti predisposti, da chi può dare aiuto, fare prevenzione sanitaria, informare che uscire dalla prostituzione forzata si può. In questo modo i cittadini non vedranno più lucciole sui viali, ma non le vedranno più nemmeno forze dell’ordine e magistratura, che non potranno più contrastare la tratta degli esseri umani, uno dei più importanti business delle organizzazioni criminali. Vengono inoltre introdotte nuove norme per il rimpatrio di minori, non accompagnati, che si prostituiscono. Un provvedimento folle contro cui si sono già scagliate le principali ONG che si occupano dei diritti dei minori.
È evidente che il disagio che la prostituzione crea in alcune zone, recentemente anche a Reggio Calabria, debba essere affrontato e gestito, ma senza illudersi che spostando il problema da un luogo all’altro, dall’aperto al chiuso, si possa trovare una concreta soluzione per salvare migliaia di donne costrette a mettersi in vendita. E’ necessario investire maggiormente nei servizi sociali, nei centri di ascolto, offrendo un’alternativa sicura alla strada alle tante giovani vittime, impaurite da ritorsioni o violenze da parte dei loro protettori. E’ quello che ci aspetteremmo anche da questa Amministrazione, che vanta quotidianamente slogan straordinari, in questa città dove con l’ultima estate il numero di giovani prostitute è aumentato visibilmente. Ma è evidente che ciò suscita poco interesse, all’Amministrazione Comunale e alla stessa Delegata alle Pari Opportunità.
E’ ulteriormente chiaro che questo Governo nazionale non ha assolutamente a cuore le sorti delle donne. Ricordiamo il taglio di ben 20 milioni di euro ai centri antiviolenza per eliminare l’ICI, reintegrati solo dopo le innumerevoli e imbarazzanti pressioni di Enti e Associazioni che quotidianamente lavorano accanto alle donne vittime di violenza; ricordiamo che con il decreto sicurezza, insieme al processo Berlusconi – Mills, sono sospesi anche i processi per stupro, lesioni e maltrattamenti in famiglia.
Le Consigliere della Commissione Pari Opportunità al Comune di Reggio Calabria:
Laura Cirella – Partito dei Comunisti Italiani
Katia Colica – Rifondazione Comunista
Maria Caterina Gattuso – Laboratorio Sociale
Maria Licandro – Partito Democratico
Franca Milazzo – Partito Democratico




