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Centrale a carbone, Michelangelo Tripodi soddisfatto per "dietro-front" SEI

23 Settembre 2008
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo:

Il dietro-front comunicato dalla SEI attraverso la richiesta di sospensione della procedura attivata per il rilascio della valutazione d’impatto ambientale finalizzata alla realizzazione di una centrale a carbone nell’area dell’ex Liquichimica di Saline Joniche rappresenta una grande e limpida vittoria della Calabria onesta che crede ad uno sviluppo vero, armonioso, credibile  ed ecosostenibile dei territori.
La sciagurata idea che era stata messa in piedi dalla multinazionale svizzera SEI è stata sonoramente battuta grazie ad un impegno corale che ha visto impegnati unitariamente gli enti locali, a partire dal comune di Montebello Jonico, l’Amministrazione provinciale di Reggio Calabria, le associazioni ambientaliste reggine, la stampa ed i mezzi d’informazione, le popolazioni interessate con il contributo determinante e fattivo del Consiglio e della Giunta Regionale della Calabria che da subito si erano limpidamente opposti a questo tipo di progetto.
In tal senso, bisogna ricordare che il Consiglio regionale della Calabria approvò, all’unanimità, nella seduta del 6 settembre 2007, una mozione, che aveva come promotore e primo firmatario il sottoscritto, che impegnava la Regione Calabria a bloccare la realizzazione della centrale a carbone di Saline Joniche.
Le lobby degli affaristi e dei grandi gruppi finanziari che, con l’accordo e la connivenza di forze malavitose, pensavano di potere continuare, nella logica della rapina  e del saccheggio, di derubare e deturpare il territorio a danno e discapito dei cittadini e della salute sono state fermate e sonoramente sconfitte.
Del resto, oltre al gravissimo impatto ambientale, la costruzione della centrale a carbone si scontrava con le più elementari logiche dello stesso mercato dell’energia poichè la Regione Calabria ha un notevole saldo positivo nella produzione di energia.
Inoltre, il Piano energetico ambientale regionale vieta, tassativamente, su tutto il territorio regionale l’utilizzo del carbone per la produzione di energia elettrica.
Adesso, dunque, che questo strano, fosco e  turbe disegno è stato bloccato occorre rilanciare un grande progetto alternativo per l’area dell’ex liquichimica di Saline Joniche che punti alla riqualificazione e alla riconversione del’area adottando modelli di sviluppo sostenibili centrati sulla valorizzazione integrata delle risorse ambientali, culturali e locali e per migliorare la qualità della vita dei residenti e attrarre nuovi flussi di visitatori e turisti nel comprensorio.
Si deve aggiungere che grazie alla specifica proposta presentata dai Comunisti Italiani, la Regione Calabria, con la legge regionale 2 maggio 2001, n. 7, art. 4 bis, comma 4, ha dichiarato l’area del pantano di Saline Joniche oasi di protezione della fauna selvatica e della flora tipica delle acque salmastre.
Riguardo le prospettive e il futuro del territorio in questione è indispensabile ed urgente operare affinchè, da subito, siano utilizzati i 50 milioni di euro stanziati dalla Giunta Regionale per la riqualificazione del porto di Saline e della costa circostante e che portino ad une definitiva valorizzazione dell’intero sito.
I Comunisti Italiani, interpretando la precisa volontà delle popolazioni locali, saranno protagonisti di una battaglia che possa rappresentare una concreta prospettiva per lo sviluppo di Saline Joniche e della popolazione di tutta l’area interessata. 

Reggio Calabria, 23 settembre 2008   

Il Segretario Regionale del PdCI
        Michelangelo Tripodi

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