
Legambiente ha presentato al ministero dell’Ambiente le sue osservazioni allo studio d’impatto ambientale della centrale a carbone di Saline Joniche. Secondo le elaborazioni dell’ufficio scientifico nazionale dell’associazione, l’impianto programmato a Saline Joniche presenta infatti numerose carenze dal punto di vista tecnico.
Contrasta, inoltre, in modo evidente con qualsiasi ragionevole linea di pianificazione energetica, di programmazione di sviluppo territoriale e con un rapporto costi benefici che contemperi anche i costi e i benefici sociali, occupazionali e ambientali. Oltre a contestare l’incompatibilità della centrale con le aree Sic e Zps locali, Legambiente sottolinea come, in un territorio già pesantemente segnato e tuttora in attesa di bonifica, la centrale sommerebbe ai guasti ambientali e sociali prodotti dagli impianti dell’Ex Liquichimica Biosintesi un’ulteriore fonte d’inquinamento. Inoltre, le rilevanti quantità di CO2 che verrebbero emesse in atmosfera dalla centrale aumenterebbero la produzione di CO2 del nostro Paese di oltre 7,5 milioni di tonnellate, aggravando ancora di più il ritardo dell’Italia nella lotta ai cambiamenti climatici e allontanandola dagli impegni di riduzione fissati dall’Unione europea in maniera vincolante per il 2020. Legambiente rinnova dunque alla società Sei, titolare del progetto, la richiesta di un confronto tecnico-scientifico sulla validità della proposta presentata e sull’opportunità ambientale ed economica della centrale a carbone di Saline Joniche. L’associazione plaude infine alle osservazioni allo studio di impatto ambientale presentate dalla Regione Calabria e da altri enti locali, a partire dal comune di Montebello Jonico, per contrastare la realizzazione dell’impianto.




