Il futuro economico e occupazionale della Calabria passa necessariamente per il rilancio del porto di Gioia Tauro. Ne e’ convinto l’europarlamentare del Pd-Pse, Gianni Pittella, in tour in terra calabra. Pur essendo il primo porto di transhipment del Mediterraneo, Gioia Tauro, e’ minacciato dalla concorrenza di altri porti del mediterraneo. Da piu’ parti se ne chiede il potenziamento al fine di trasformarlo in polo logistico dove una parte dei contenitori possano essere aperti e dar luogo ad attivita’ industriali di trasformazione, situate in loco. Tutti d’accordo su questo punto: Booz & Co., Gian Maria Gros Pietro, Nomisma, Svimez e Rodolfo De Dominicis commissario delegato del Governo per la gestione del Piano di sviluppo per il porto di Gioia Tauro, Autorita’ portuale, Asi, ecc. Manca solo una cosa: trasformare l’opportunita’ in realta’. Il progetto c’e’, integrato, di prospettiva, pragmatico, migliorabile, non in concorrenza con gli interessi del Centro-nord. Occorre un miliardo di euro in 6-8 anni, di cui 20-30 milioni subito. “Il porto di Gioia Tauro – spiega il presidente della delegazione italiana del gruppo Pse nel Parlamento europeo, Gianni Pittela – puo’ diventare un volano per lo sviluppo della Calabria. L’inizio del riscatto di una regione che vive una grave emergenza socio-economica e di legalita’”. Da quindici anni si parla di questa opportunita’, e intanto nel retroporto c’e’ stato l’insediamento di vari impianti industriali che hanno vita indipendente dal porto. “Per fare logistica – aggiunge Pittella – occorrono alcuni elementi fondamentali: un terminale ferroviario pubblico, banchine marittime vicine ai luoghi di lavorazione, un’area sicura, protetta, e soprattutto un progetto integrato capace di attrarre investimenti privati, figlio di un’intesa Stato-Regione, con il coinvolgimento anche dell’universita’. Possiamo trasformare il Mezzogiorno in una grande piattaforma logistica del Mediterraneo intercettando le navi che provengono dal Oriente e dall’Africa e che oggi fanno scalo in altri Paesi come la Spagna”.Sono certo che l’impegno del governo regionale vada in questa direzione. Ma la Calabria puo’ puntare anche su un’altra risorsa: i Paesi Albergo. Cosa che sta avvenendo a Riace, dove esiste una bella esperienza di accoglienza e di integrazione. “Cantine restaurate e adibite a laboratori artigianali gestiti da palestinesi ed afghani, eritrei, tunisini e bulgari, che popolano il borgo albergo ricavato da case sfitte e palazzi di pregio che ospitano circa 15.000 turisti l’anno – conclude Pittella -. La gente e’ contenta, e per nulla preoccupata. Altro che insicurezza e paura. E’ forse questo il miglior esempio di multiculturalismo, voluto e valorizzato, che aiuta l’economia e accresce la dignita’ e la forza di un Comune”. (AGI)




