
di Elia Fiorenza – “Sopravvenuta intanto la notte ecco fra quella scurezza un raggio strisciante di fuoco quale uscito da vascello s’imboccava verso la grotta dei monte in distanza di miglia dieci: non però veduto da pochi pastori, quali vegliavano sulle loro greggi.
Al farsi del giorno pubblicata dai pastori la visione, alla quale dava non leggero peso l’immobilità del legno; con che risvegliata la gente scese in mare e salita su del vascello vi ritrovarono una bellissima statua di pietra tra marmo della Vergine, qual si recava altrove: onde si fece argomento ch’ella gradiva di fermarsi più che in altra parte sicché pubblicandosi dappertutto si moltiplicò la gente con processione ed altre sacre dimostranze per condurre come già si condusse la venerabile statua…” Così riporta il cronista Seicentesco, Padre Giovanni Fiore da Cropani, nella Sua mirabile Opera de “Della Calabria Illustrata” circa la mistica leggenda della Madonna di Montestella.
Ieri come oggi, in questo ascetico squarcio di monte, tutti i cristiani attendono fervidamente la festa che affonda le sue origini nell’antica veglia notturna che i monaci italo – greci officiavano in occasione della festa della Kimisis o della Dormitio Virginis, tra la notte del 14 e il 15 agosto. L’eremo-santuario, guidato dal Rettore, il sacerdote Enzo Chiodo, che in occasione della festa ha minuziosamente predisposto tutto nei minimi dettagli, ubicato nel territorio del comune di Pazzano, raccoglie in sé la testimonianza più antica di un luogo di culto conosciuto come una delle laure più grandi che giacciono nella Vallata dello Stilaro.
Distinta dall’eremo (dove il monaco viveva solo) e dal cenobio (ove il monaco viveva in comunità, in celle separate ma cinte da un muro), la laura indicava un gruppo più o meno grande di celle monastiche (per lo più formate di piccole capanne o di grotte scavate nel terreno arido e roccioso), ognuna separata dalle altre, ma con una chiesa in comune e con un sacerdote che amministrava i sacramenti e, spesso, ma non sempre, guidava i monaci nella vita spirituale (anacoreti, quindi, nel senso stretto della parola).
L’Immacolata Vergine, preservata immune da ogni colpa originale, finito il corso della sua vita, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell’universo, perché fosse più pienamente conforme al Figlio suo, Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte. (Conc. Vat. II, “Lumen gentium”, 59).
L’Assunta è primizia della Chiesa celeste e segno di consolazione e di sicura speranza per la chiesa pellegrina. La “dormitio Virginis”, in Oriente e in Occidente, è una delle più antiche feste mariane. Questa antica testimonianza liturgica fu esplicitata e solennemente proclamata con la definizione dogmatica di Pio XII nel 1950.
La festa dell’Assunta sul sacro e antico monte Stella sarà caratterizzata quest’anno dalla presenza significativa del Vescovo di Locri – Gerace, l’eccellentissimo Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini O.M., che, dopo la tradizionale fiaccolata con la tela del 700’ della “Donna dell’apocalisse” e dopo aver benedetto e riconsacrato la cappella settecentesca annessa al convento, recentemente scoperta, celebrerà la Santa Messa di Mezzanotte.
Il 15 agosto un gran flusso di pellegrini farà visita alla Vergine della Stella (statua del 1562 dello scultore Bonanno) per chiedere grazie e illuminazione per il cammino della vita. Nel sentimento popolare, questa di Montestella, è una delle feste più rilevanti dell’intera Calabria che finalmente quest’anno, grazia all’impegno del Rettore don Enzo Chiodo, ritorna agli antichi fasti cultuali del passato.




