Un anno in politica solitamente è un tempo lungo, ma al Partito Democratico evidentemente non è bastato per imprimere al nuovo corso la direzione giusta. Quasi ad un anno dalle primarie del 14 ottobre, dove si concentrarono le speranze di molti sul possibile rinnovamento della politica, ci consta registrare invece il dato amaro della più profonda delusione tra i cittadini. Ancora una volta assistiamo ad una grande occasione perduta, un’opportunità per la politica di mostrare un volto diverso e più rispettoso delle istanze della gente. La politica, con le sue rigide regole, da vera e propria casta, con le sue fameliche e insaziabili fauci che tutto divorano, ha ingurgitato anche lo slancio, l’entusiasmo e quel poco di speranza che ancora rimaneva tra la gente. Ancora un nulla di fatto che ha dato scacco matto al Sistema Italia sempre più fanalino di coda della carovana Europa. Un colpo di grazia ad un territorio, come la Calabria, devastato fino allo scempio da una classe dirigente immorale, irresponsabile e in parte incompetente. Il buio più profondo è ormai calato su quello che voleva essere un “partito nuovo” e non un “nuovo partito”. Un partito aperto ai giovani. Ma i giovani, quelli veri, quelli che non sono dei semplici prestanome, dove sono? Dove sono i volti nuovi, quelli che hanno una storia, una cultura, e il cui operato esprime e rappresenta qualcosa. Nel Partito Democratico non c’è spazio per le persone libere, per quelli che non hanno padroni e non ne vogliono avere, per quelli che non sono galoppini o portaborse di alcuno. I giochi di potere ormai la fanno da padrone altro che i problemi del territorio. Se fosse stato il contrario, non avremmo certo assistito alla peggiore politica regionale dopo quella ineguagliabile di Chiaravalloti. La gente vede, ascolta, soffre mentre le ultime energie cedono all’avanzante disperazione del “ tanto non cambierà mai nulla”. I calabresi hanno rimosso dalla memoria le malefatte di tanti politici proprio per il concetto “tanto sono tutti gli stessi”. Quindi, non ci rimane che assistere inermi alla morte della politica e della speranza di cambiamento. Provate, per esempio, a chiedere ad un giovane quale futuro si attende. Egli vi dirà sicuramente che vuole andare via. A questi giovani il Partito Democratico cosa ha da dire? E cosa hanno da dire, a questi stessi giovani, i big del PD che hanno annunciato la loro presenza sul nostro territorio? Vogliono partire da qui? Bene, vengano pure. Ma ciò non ci convince per niente. “Red” o cos’altro, siamo sicuri che alla fine ingesseranno, con le solite correnti, quella che doveva essere un’esperienza rinnovata di partito dipanando i soliti giochetti di potere e di posizionamento per accaparrarsi spazi e poltrone. Il vero obiettivo, ormai è fin troppo chiaro, non è il bene comune ma il perpetuarsi ancora una volta della casta. Con questa vecchia politica, dunque, non ho più nulla da spartire. La mia storia personale che affonda le radici nel Cattolicesimo Popolare e nell’impegno sociale dentro i Movimenti Ecclesiali non mi consente di continuare a militare in un Partito dove i cattolici sembrano essere più una ruota di scorta che altro. Per tutto ciò dico “Io non ci sto”.
Giovanni Giordano
Componente Assemblea Costituente Regionale del PD




