
Niccolò Fabi e Pino Marino in concerto, a Reggio Calabria, per la “Giornata Contro la ‘Ndrangheta”. Al centro dell’evento, organizzato dalla Cgil, anche il riferimento all’inaugurazione, del 27 luglio, programmata per la rinascita del “Murales Anti ‘Ndrangheta” di Gioiosa Jonica. La riflessione è andata verso la storia di quel disegno, realizzato trent’anni fa grazie al Pci di Gioiosa e alla Cgil di Milano.
Sul cemento bianco, a ridare tono alla pittura, sono tornati Corrado Armocida e Giovanni Rubino, i creatori autentici del “Quarto Stato dell’Anti ‘Ndrangheta”. E poi, alle 22:30, quando , sale sul palco, i pensieri premono sulla testa e…. Rewind. Torna indietro il nastro. Si va al settantasette, si rivisitano gli anni di “smossa”, quelli della sommossa generale. La gente si muove, protesta. A gridare, in questi anni, sono studenti, lavoratori, donne. L’Italia è in rivolta. Al sud, è guerra civile. La mafia si trasforma. Sta per diventare pesante e sempre più “Liquida”. Inizia l’espansione. Supera i confini mettendo le mani sulla droga. Le cosche arrivano in Germania e tra loro c’è anche una famiglia ‘ndranghetista di Gioisa. Sono i Mazzaferro. E’ il mese di Marzo. In Calabria prende piede, sempre più velocemente, l’era dei soprusi, delle minacce, delle estorsioni. La gente, in Calabria ha paura. La ‘ndrangheta stringe la morsa. Mette sotto assedio i ribelli. Quelli che ci provano, a ripudiare la ‘ndrangheta. A Gioiosa Jonica sta per iniziare una guerra vera. Quella tra un uomo, Roberto Gatto e il capoclan mafioso, Vincenzo Ursini. L’uomo è un mugnaio. Uno di quelli che ha sentito il sudore scendere sulla fronte per arrivare, per crescere. Per formare una propria attività. E non ha mai ceduto alla‘ndrangheta. Punire lui, Roberto Gatto. Punire la gente di quel paese. Ferire la Calabria. Questa la decisione della ‘ndrangheta. Inizia l’instaurazione del regime mafioso. Intimidazioni dopo intimidazioni, la ‘ndrangheta pretende i soldi, quelli puliti, quelli della gente che non perde tempo. Li chiede e li deve ottenere. Se dici no la prima volta, tornano, minacciano. Mettono paura. Si sta per infrangere, totalmente, la legalità. Roberto Gatto è uno di quelli che non cede. Non è un vile. Non conosce la vigliaccheria. Quella che, invece, usa la mafia. A Gioiosa, c’è un altro personaggio scomodo. E’ un carabiniere e si chiama Gennaro Niglio. Combatte la mafia con le armi. Spara e colpisce. Usa la pistola e i colpi, contro i mafiosi. E’ Novembre. Vincenzo Ursini muore, in uno scontro con i carabinieri. Parte la guerra della Mafia. Sta per arrivare il segno definitivo di una presenza soffocante e criminosa. Arrivano colpi duri per l’intera Calabria. Inizia tutto così: Gatto viene portato in Questura, parla, racconta tutto, firma una denuncia, torna a casa. L’Uomo, ancora non si piega, non lo paga il pizzo. Un giorno, uno di quelli che Gatto aspettava, ma che non sarebbe dovuto mai arrivare, viene. E’ il 22 marzo. Data dell’agguato. Ha un fucile con sé Rocco. Non avrà il tempo di usarlo. Sparano colpi d’arma da fuoco, i sicari degli Ursini. Lui cade. Muore.




