Le parole sulla vicenda delle impronte digitali ai bambini Rom del Vescovo di Crotone, Mons. Graziani, producono un senso di stupore e una sensazione di profonda amarezza. Sono parole pericolose, perché incitano alla differenziazione su base razziale, perché giustificano la possibilità di schedare migliaia e migliaia di bambini in quanto Rom e quindi potenzialmente pericolosi. Non si può dire, in assoluta tranquillità e dall’altto del Magistero che si rappresenta, che prendere le impronte digitali ai bambini di un’etnia specifica sia una misura di salvaguardia dei bambini stessi, ovvero una misura tesa a sconfiggere reti criminali (l’equazione Rom-criminale viene sanzionata formalmente anche dalla Chiesa Cattolica?).
Abbiamo molto apprezzato, nei giorni scorsi, la ferma presa di posizione di “Famiglia Cristiana”, in cui si criticava le scelte di stampo razzista del Governo Berlusconi e si attaccavano le incoerenze di comportamento dei ministri cattolici. Mons. Graziani invece no, non ha apprezzato e ci tiene a precisarlo, scagliandosi contro il “buonismo cattolico autolesionista”: la Conferenza Episcopale Calabrese pensa le stesse cose? Delle due, l’una: la Chiesa calabrese è d’accordo con Famiglia Cristiana o con il suo illustre rappresentante territoriale?
Quanto ci manca il Consilio Vaticano II………




